La Dimensione Spirituale

04 Nov 2018


Un Midrash per riflettere

“Il nostro destino viene formato dai nostri pensieri e dalle nostre azioni. Non possiamo cambiare il vento ma possiamo orientare le vele” Anthony Robbins

Oggi vorrei proporvi un Midrash che mi fa sempre molto riflettere! Cosa sono i “Midrash”? Per dirla molto semplicemente, sono una specie di “favola” una storia basata su fatti reali o su concetti reali, che i rabbini usavano (e usano) per permettere alle persone di interrogarsi sulla loro vita alla luce di insegnamenti millenari.

Bene possiamo cominciare! Nella Bibbia troviamo il racconto di come il popolo ebreo finì per diventare schiavo in Egitto e di come Dio lo liberò attraverso Mosè, e penso che sia una storia che conosciamo bene! Questo Midrash, però, con la scusa di raccontarci come finì il popolo ad essere schiavo, ci da un bellissimo spunto di riflessione:

Giuseppe era il figlio di Giacobbe, venduto dai fratelli per gelosia, come schiavo, e diventato poi governatore d’Egitto grazie al dono che Dio gli aveva fatto di interpretare i sogni del faraone. Durante una lunga carestia ottenne dal Faraone di ospitare tutto il suo popolo nell’Egitto che lui aveva contribuito a rendere prospero! Il popolo di Israele si stabilì in Egitto e pian piano scoprì che costruire mattoni era molto più redditizio che fare i pastori nomadi. Il Faraone, che era affezionato a Giuseppe, pagava una moneta d’oro ogni mattone costruito dal popolo di Israele, per questo ogni israelita faceva a gara nel fare più mattoni possibile, non importa la fatica, le vesciche, lo stare nel fango e la schiena a pezzi, e fu preso dall’avidità, cercando di accumulare quanta più ricchezza possibile.

Solo un rabbino diceva “una moneta al giorno mi basta” e costruiva un mattone solo al giorno. Passarono gli anni, le generazioni e questo lavoro diventò una consuetudine!

Morì Giuseppe, morì il faraone, e con la successione prese il potere un faraone che odiava il popolo di Israele, e non si ricordava di quanto avesse contribuito Giuseppe a rendere grande l’Egitto. Per questo con una nuova legge, tolse tutti i compensi per i mattoni costruiti fino ad allora ma pretese con la forza dal popolo, che ognuno continuasse a fare lo stesso numero di mattoni fabbricato ogni giorno fino ad allora, stavolta però gratuitamente. Chi si era impegnato a fare 1.000 mattoni al giorno in cambio di 1.000 monete, di colpo fu costretto a fabbricare 1.000 mattoni in cambio di niente, pena la morte o dolorose frustate se il numero non fosse stato quello stabilito. Solo il rabbino che aveva deciso di fare un mattone al giorno era tranquillo, perché a lui, quel mattone solo era richiesto, gratuitamente, ma era un mattone solo.

Ovviamente questo racconto non è la realtà storica dei fatti così come si sono verificati, è un insegnamento attraverso il quale possiamo arrivare a chiederci: «Io, quante volte scendo a compromessi con qualche mio pensiero o comportamento che all’inizio “paga” e “appaga” e poi a lungo andare mi ritrovo “schiavo” di un’abitudine che mi incatena e dalla quale non riesco più liberarmi?!»

Come possiamo tornare ad essere liberi? Io di mattoni nella mia vita ne ho individuati tanti, e piano piano li sto rifiutando: la “paga” che mi danno non vale il mio assoggettamento ad essi; certo ogni tanto il prezzo è qualche frustata, ma non vogliamo essere finalmente liberi?!

 






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