Non solo materia

17 Apr 2020


Apertura al Mistero

L’esperienza di Riccardo, ricoverato per Covid-19 e fortemente toccato dalla presenza di Dio.

Quando perdiamo ciò su cui puntiamo di più, la vita ci si mostra nella sua nuda fragilità. Allora o ci si perde o ci si ritrova una volta per sempre, come è accaduto a Riccardo.

La sua, quest’anno, è stata una vera e propria Quaresima, un periodo di prova, in cui però si è fatta strada la luce di una Presenza sempre saputa, ma forse mai così pienamente vissuta.

Riccardo, ci racconti per sommi capi quei giorni, dal punto di vista medico.

Il Mercoledì delle Ceneri mi sale la febbre. Proprio in quei giorni iniziava a circolare in Italia il Coronavirus, ma il medico di base, venuto a visitarmi a casa, non rileva aspetti problematici tali da far pensare a questo virus. il giorno dopo però mi fa visita un caro amico, che è otorinolaringoiatra, e, ascoltandomi i polmoni, si preoccupa alquanto e mi consiglia di andare in ospedale. Mi faccio accompagnare in ospedale da mia moglie e lì, come da protocollo, mi fanno il tampone, che risulta positivo, quindi mi ricoverano. Ero al Reparto Infettivi di Padova. Dopo cinque giorni di permanenza lì, si affacciano all’oblò della mia stanza, quattro o cinque anestesisti – ricordo ancora bene quella scena – e a quel punto capisco che qualcosa non andava. Mi portano in Rianimazione per una broncopolmonite bilaterale. Dopo due settimane in Terapia Intensiva, vedendo che l’ossigenazione andava migliorando, mi spostano nell’Ospedale di Schiavonia. Esco una settimana dopo, quando il tampone è risultato negativo. Oggi sono a casa, anche il secondo tampone è risultato negativo, quindi si può dire che sono clinicamente guarito. Ne sono uscito definitivamente la Domenica delle Palme.

Che cosa è accaduto nei giorni di rianimazione?

In quei giorni ho avuto la netta evidenza che nessuno di noi si fa da sé, nel senso che quando sei lì che ti manca il respiro, capisci che ciò che ti dà la vita non sei tu. Senza il gesto creatore del Mistero che ci dà la vita  istante per istante noi con ci saremmo. Questa autocoscienza per me oggi è un’evidenza. Siamo totalmente dipendenti da Altro. Inizio finalmente a capire che la vita è innanzitutto un rapporto diretto tra il mio io e il Mistero. Prima pensavo sempre di essere io il protagonista  della mia vita, in fondo ciò che chiedevo a Dio era di rendermi capace di fare da me, invece Lui vuole il rapporto con me. Ho scoperto una familiarità con Dio che per me prima era sconosciuta.

Che cos’è per lei oggi la fede?

È quello che Dio fa nella mia vita. Oggi ho la consapevolezza che Dio è una presenza alla quale posso dare del Tu. Da 35 anni seguo l’esperienza del Movimento di Comunione e Liberazione, e questa  è una cosa che il nostro padre spirituale, don Giussani, ci ha sempre detto: l’autocoscienza è il fatto di dire io sono tu che mi fai. Questo rapporto intimo, di familiarità con il Mistero , però, io prima non l’avevo capito. Oggi è diventato esperienza, è una cosa che ho fatto mia. I giorni in cui ero in Terapia Intensiva, pur dentro momenti di paura, mi è rimasta sempre un’ultima letizia che non sono riuscito mai a togliermi di dosso. Questa esperienza qui non la cambierei con nulla al mondo, perché mi ha fatto toccare con più verità la mia appartenenza al Mistero. Quando riesci ad abbracciare il Mistero, non per meriti tuoi, ma perché è il Mistero che ti viene incontro, fai esperienza del “centuplo quaggiù”, proprio perché tocchi concretamente la presenza di Dio nella tua vita, non nell’al di là, ma qui e ora.

Ci può fare degli esempi?

Una mattina è entrata nella mia stanza un’infermiera, mi ha avvicinato nel buio della stanza, mi ha preso la mano e mi da detto “ciao, come stai?”. Io ho provato una tenerezza infinita. Era come se il Mistero si stesse chinando su di me e mi stesse dicendo “vedi, io ci sono, sono qui, non ti abbandono al tuo nulla”. Poi ti potrei portare un’esperienza apparentemente insignificante. Il mio letto era vicino a una vetrata. Quando arrivavano i piccioni e si appoggiavano al balcone, quel semplicissimo fatto – che fino a prima rappresentava una banalità nella mia vita – mi faceva fare memoria della presenza di Dio. Tutta la realtà ti richiama al Mistero: qualunque cosa accade ti fa far memoria della tenerezza di Dio nei tuoi confronti. Non mi sono mai gustato le albe come in quei giorni lì, eppure ero in un letto d’ospedale nel reparto di Terapia Intensiva.  Emotivamente non ti nego che sono molto scarico: non ho mai pianto tanto come in questo periodo. Però questo pianto è proprio l’esperienza della domanda al Mistero, è la vera preghiera.

Come ha vissuto l’isolamento dai suoi affetti?

In realtà, grazie al cellulare, ho avuto tantissimi amici che mi sono stati vicino. Anzi, è stata proprio l’occasione per riprendere contatti con tantissime persone. Quello che mi è accaduto mi sta facendo andare sempre più all’essenziale delle cose. A volte noi roviniamo i rapporti perché ci buttiamo dentro l’orgoglio, l’invidia, il giudizio… . Paradossalmente la solitudine che avevo in quei giorni lì mi ha aperto a tantissimi rapporti, ripulendoli. C’è sempre stata però un’esperienza di solitudine ultima: ero io a faccia a faccia con il Mistero, e nessun altro. In fondo la compagnia che noi desideriamo è la compagnia di Cristo. Attraverso quell’infermiera sconosciuta, la compagnia era la compagnia di Cristo. La compagnia rimanda sempre ad Altro, non è l’oggetto del mio desiderio. Se lo fosse, se si sostituisse alla mia solitudine ultima, cioè se m’impedisse di far memoria che io sono fatto per Cristo, allora sarebbe un inciampo.   

Qual è la cosa di cui è più grato a Dio?

Sono grato a Dio perché è evidente che lui sta mendicando il mio cuore. Non sono io che sono andato alla ricerca di Lui, è Lui che è venuto da me. In una maniera un po’ forte, mi ha preso un po’ a sberle. Però è di questo che sono grato. E sono grato del fatto che, 35 anni fa, mi ha fatto incontrare l’esperienza della Chiesa attraverso il carisma di don Giussani perché io arrivassi qui, perché io potessi fare esperienza diretta della presenza di  Dio nella mia vita. Senza questo cammino di educazione alla fede, probabilmente mi sarei arrabbiato di fronte a quello che mi è accaduto. È grazie a questo cammino di educazione della ragione del cuore che io oggi sono grato di aver vissuto in questo modo quello che mi è accaduto, e che posso continuare a cogliere in ciò che accade la presenza di Cristo, gustandomi di più le circostanze della vita. Quando ho letto la pagina del Vangelo in cui Gesù piange per la morte dell’amico Lazzaro, prima di risuscitarlo, ho pensato che il grande miracolo di quello che mi è accaduto, paradossalmente, non è neanche il fatto che io sia guarito, ma la mia conversione. Così come per Lazzaro: il miracolo non è tanto che l’abbia risuscitato – dopo qualche anno Lazzaro è morto comunque – ma il più grande miracolo è la conversione di Marta, di Maria e di tutta la gente che ha visto Gesù commuoversi di fronte a Lazzaro. È un’intelligenza nuova rispetto alla realtà, che è quello a cui don Giussani ci ha sempre educato: un’apertura della ragione capace di cogliere nella circostanza la presenza del Mistero.

È curioso che questa apertura di solito la si viva in circostanze in cui si fa vuoto intorno, come se avessimo bisogno di staccare la spina dal ritmo della vita quotidiana per farne esperienza davvero…

È vero. Ma questo perché noi siamo di dura cervice, non ci lasciamo educare, vogliamo in fondo difendere una nostra posizione di fronte alle cose, e ci perdiamo il meglio. Ma Lui non ci molla. Può essere che a un certo punto ci dica “Ma non hai fede? Io ci sono. Voglio farti compagnia dentro l’esperienza che stai vivendo”. Se noi seguissimo realmente ciò che la Chiesa è, questa cosa – la familiarità con Dio – ce la dice tutti i giorni. Io non l’avevo  capita allora, e il Mistero è venuto a prendermi adesso.

 

(Immagine: parole pronunciate don Luigi Giussani in Piazza San Pietro nel 1998; foto tratta dal film "Il Vangelo secondo Matteo" diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1964)






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok