Non solo materia

17 Set 2016


Che cos'è un uomo nell'infinito?

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba...

Così cantava san Francesco d'Assisi (l’esempio, per eccellenza, della cura di ciò che è debole e di una ecologia integrale), ricordandoci che la nostra casa comune, la Terra, è come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e una madre, che ci accoglie tra le sue braccia e ci dà da vivere.

Sempre san Francesco, fedele alle Sacre Scritture, ci invita a vedere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della Sua bellezza e della Sua bontà:

(…) dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore. (Sap. 13,5)

(…) la Sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da Lui compiute. (Rm 1,20)

Del resto, contemplando l’Universo, capiamo quanto poco conti l’opera dell’uomo, che non può certo aver prodotto da sé – essere imperfetto – tale perfetta armonia universale, di cui egli stesso è parte creaturale; di qui si eleva il pensiero a Dio, che ha creato tale immensità affinché la creatura umana potesse beneficiarne.

Pertanto, l’uomo si trova ad essere grande e misero insieme:

misero, se paragonato alla vastità del tutto…

Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, cos’è il figlio di un uomo perché te ne curi? (Salmo 8)

Che cos’è in fondo l’uomo nella natura? (Pascal, “Pensieri”);

grande, giacché l’intera creazione è per lui, che, dotato di pensiero, può servirsene con cura e contemplarne il mistero…

Eppure lo diminuisti di poco agli angeli, di gloria, d’onore lo hai incoronato: potere gli hai dato sulle opere delle tue mani, tutto hai lasciato ai suoi piedi; tutte le greggi e i branchi, le bestie delle campagne, gli uccelli del cielo, i pesci e tutti quelli che corrono per le vie del mare… (Salmo 8)

Tutta la nostra dignità consiste nel pensiero. È con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Adoperiamoci dunque a ben pensare: questo è il principio della morale. (Pascal, “Pensieri”)

Il destino di "sora nostra madre Terra", insomma, dipende da noi; come avverte Pascal, dobbiamo educarci a ben pensare.
Considerando la nostra piccolezza, insieme alla nostra grandezza, credo che sarà più facile mutare la curiosità per le cose create in ammirazione e saremo più disposti a contemplarle in silenzio piuttosto che a investigarle con presunzione. Il mondo, infatti, è qualcosa di più che un problema da risolvere: è un mistero da contemplare.
Invece, siamo cresciuti pensando di essere proprietari e dominatori della natura, autorizzati a saccheggiarla. La madre Terra, oggi più che mai, protesta per il male che le infliggiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso delle risorse che Dio ha posto in essa per il nostro sostentamento. Facendo violenza alla terra, dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr. Gen 2,7): il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. Nel destino della natura è coinvolto il nostro stesso destino! Ma l’uomo, accecato dal potere, rischia di rendersene conto troppo tardi…
 
Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza quell’ apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio. (Papa Francesco, “Laudato si’”)
 
Una delle sfide più urgenti del nostro tempo - come ha riconosciuto il papa nella sua ultima Enciclica - è quella di proteggere la nostra casa comune, unendo tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare.

 

Il video sotto riportato ci aiuta a porre il nostro sguardo - spesso troppo distratto - sulla bellezza del creato. La visione può indurci a esaminare la nostra reale condizione di esseri umani, sospesi tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Considerandoci come sperduti nell’angolo remoto e ristretto di mondo che abitiamo, eppure aperti sulla totalità di cui condividiamo l’origine e il destino, possiamo imparare a stimare la terra e le sue risorse, le città e noi stessi nel giusto valore.








ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok