Dire sì alla vita, nonostante tutto.

Di nuovo esplosioni, sofferenza, orrore. Allo sdegno devono seguire politiche attive contro il terrorismo e noi cittadini dobbiamo essere capaci di non perdere la speranza.

Difficile esprimersi di fronte alla constatazione del male. Anzi, una domanda sorge spontanea "Dov’è Dio?" o meglio "Che ne è del mondo creato da Dio?".

Dal confronto tra Ivan e Alëšia, ne "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, emergono sia la posizione di chi perde la speranza e si ribella sia la posizione di chi continua nonostante tutto ad avere fiducia e ad amare la vita.

La sublime bellezza del disegno divino, per Ivan, si scontra con un fatto, un fatto duro che non è possibile rimuovere, un fatto che non si fa riassorbire in alcuna superiore armonia: il dolore, soprattutto il dolore degli innocenti.

Ivan: «(...) ammetto volentieri Iddio, non solo, ma ammetto anche la sapienza Sua, e i Suoi fini (sebbene a noi interamente sconosciuti); credo nell'ordine, nel senso della vita, credo nell'eterna armonia in cui tutti dovremmo quasi fonderci insieme; credo nel Verbo, a cui tutta la creazione aspira e che è a sua volta "apud Deum" ed è esso stesso Dio, e così via, all'infinito. (...) Ebbene, immagina ora che questo mondo creato da Dio, nel suo risultato finale, io non lo accetti, e benché sappia che Egli esiste, non possa in alcun modo approvarlo. Non è che non accetti Dio, intendi bene questo punto: è il mondo da lui creato, questo mondo di Dio che io non accetto e non posso piegarmi ad accettare. Mi spiego meglio: io sono convinto come un bambino che i dolori si rimargineranno e dilegueranno, che tutta l'avvilente commedia delle contraddizioni umane svanirà come un pietoso miraggio, come il detestabile prodotto d'un pensiero impotente e piccino (...); che da ultimo, nel finale universale, nel momento della eterna armonia, avverrà e si svelerà qualcosa di tanto prezioso, che sarà sufficiente a bilanciare tutti i corrucci, a placare tutti gli sdegni, a riscattare tutti i delitti degli uomini, tutto il sangue sparso da loro, e sarà sufficiente non solo a perdonare, ma perfino a giustificare tutto ciò che è accaduto nella storia degli uomini; sì, sì, tutto questo avvenga pure e si sveli: ma io non lo accetto, e non lo voglio accettare!»

Ivan pare non concepire come nel disegno divino possa rientrare la sofferenza umana: «Troppo caro (...) hanno valutato l'armonia; non è davvero per le tasche nostre pagar tanto d'ingresso. Quindi, il mio biglietto d'ingresso, io m'affretto a restituirlo».

È inevitabile indignarsi di fronte al male e all'ingiustizia che affliggono il mondo, ma se ci si ostina in questa posizione il rischio è di avvilupparsi in una ragnatela di negatività con pericolose implicazioni nichilistiche (assenza di punti di riferimento, disperazione).

Alëšia resta profondamente turbato dalle parole di Ivan, tanto che, al momento, non sa davvero cosa rispondere. Ma nel corso del romanzo la sua posizione si delinea chiaramente.

Alëšia Karamazov è consapevole che la vita è mistero e per questo la vive intensamente senza pretendere di capirla e di spiegarla (ogni tentativo di comprensione è destinato a fallire in quanto umano, troppo umano).

Alëšia è convinto poi che non tutto quel che accade nel mondo è responsabilità di Dio, poiché Egli ha donato agli uomini il più prezioso dei beni, la libertà. Ed è davvero un bene prezioso la libertà: solo presupponendosi libero, l'uomo può considerare sue le parole, le azioni, i rapporti che pronuncia, fa, intesse. E se è vero che molte volte gli uomini dimostrano di non amare troppo la libertà, o addirittura di temerla, è anche vero che si sentono soffocare non appena la perdono, non appena la contrazione della libertà si mostra loro per ciò che realmente è, contrazione della vita autonoma. Sono gli uomini quindi a causare sofferenza e a turbare l'armonia gioiosa della creazione, con le loro scelte sbagliate.

Infine Alëšia arriva addirittura a sostenere che la sofferenza di un innocente può non essere del tutto assurda e inutile se noi a quell'evento attribuiamo senso e importanza, rendendolo capace, attraverso il ricordo, di diffondere bontà e armonia nella nostra vita e nel mondo intero. Per quanto il disegno divino possa apparirci misterioso e inaccettabile dobbiamo sempre cercare di agire moralmente. Il mistero del male nel mondo ci sgomenta, ma non può né deve impedirci di operare per il bene e contro il male, nei limiti, ovviamente, delle nostre possibilità e delle nostre debolezze di uomini.

 






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