Non solo materia

18 Mar 2017


Errore o opportunità?

"Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire" (P. Coelho)

La nostra cultura teme lo sbaglio. Non a caso, la scuola italiana - per quanto assicuri una preparazione scolastica eccellente e abitui a pensare in profondità - spegne la creatività: da noi, non si dà importanza a materie come la danza o il teatro che stimolano la capacità di dare forma a ciò che non c’è ancora se non come sensazione o immagine mentale. Picasso diceva che tutti i bambini nascono artisti, ma noi (adulti) soffochiamo la loro indole creativa. Non lo costatiamo forse quotidianamente? C’è una radicata tendenza a dire al bambino cosa deve o non deve fare e come farlo (“fatto così è giusto, nell’altro modo è sbagliato”); senza rendercene conto, imbrigliamo la sua capacità di immaginare e di inventare mondi possibili. Quando un bambino, ad esempio, per dire “ho caldo” dice “sono calorifero”, gli adulti prontamente lo correggono. In realtà, quell’espressione contiene un messaggio: ci sono altri modi di dire le cose, linguaggi primordiali, suoni poetici. Il mondo dei bambini è il mondo dell’innovazione, un bacino di risorse preziose anche per l’adulto, che oggi si trova a vivere in una società flessibile e complessa, dove per stare in equilibrio è necessario muoversi, osare. Non c’è davvero alternativa: non si può non innovare. Innovare per sopravvivere. Per le imprese, ma anche per le persone.

Non è un caso che buona parte dell’innovazione oggi viene dalla Silicon Valley. Lì se tenti qualcosa e non va a buon fine sei uno che ci ha provato, mentre nel resto del mondo sei semplicemente un fallito, specialmente da noi, dove chi resta seduto sul divano e guarda qualcuno fallire pensa di aver fatto bene a non darsi da fare. Ma non si innova se non si contempla il rischio di fallire. Del resto, la storia dell’innovazione è spesso la storia della staffetta di chi ha raccolto il testimone di chi l’ha preceduto e non ce l’ha fatta. Nessuno impara, se non è messo nella condizione di poter sbagliare. Disobbedire, sbagliare è la premessa necessaria anche ai più grandi. Come afferma Ernesto Illy, “l’innovazione è una disobbedienza andata a buon fine”. Celebre anche la replica di Thomas Edison a chi gli chiedeva come si fosse sentito nel fallire innumerevoli volte prima di realizzare la lampadina che avrebbe rivoluzionato le nostre vite: “Non ho fallito; ho semplicemente trovato 10mila modi in cui non funziona”.

Tale principio è racchiuso in un detto di antica memoria: sbagliando s’ impara. Peccato sia stato a poco a poco soppiantato dalla cultura della perfezione omologante, la quale non fa che generare una controproducente ansia da prestazione. I ragazzi, fin da piccoli, dovrebbero essere lasciati liberi di esprimersi e anche di sbagliare, per poter imparare a costruire sugli errori. Non si costruisce nulla di nuovo se non si include il fallimento come tappa del percorso che ci aiuta a correggere la direzione. Sbagliare, in fondo, altro non è che acquisire nuova conoscenza e informazione strategica.

Anziché stazionare e lamentarci per ciò che non va, cominciamo a provare, osare, sbagliare, riprovare, liberare la creatività, tentare strade nuove, avere fiducia e passione. Cominciamo oggi, cominciamo adesso. Un po' di coraggio. Prima sbagliamo, prima impariamo.






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