IL LEGAME TRA FRANCESCO D'ASSISI E L'ITALIA

Oggi - 4 ottobre - si commemora San Francesco. Il Santo - Patrono del nostro Paese - incarna perfettamente lo spirito di identità nazionale.

«Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia». Così si è espresso papa Bergoglio, poco dopo la sua assunzione al soglio pontificio, in occasione della ricorrenza della proclamazione dell'Unità d'Italia (17 marzo 2013-1861). Non è un caso che papa Francesco abbia posto l'accento sul fatto che il Poverello d'Assisi, espressione di una Chiesa povera, serva ed ecumenica, sia anche Patrono d'Italia.

Proprio nella giornata che ricorda il transito di San Francesco, proponiamo un approfondimento, doveroso: cosa lega così profondamente San Francesco all’Italia?

«Il più italiano dei santi, il più santo degli italiani». Pio XII definisce così San Francesco d’Assisi, quando, il 18 giugno 1939, lo proclama (insieme a Santa Caterina da Siena) Patrono d’Italia. Si era conclusa, dieci anni prima, con i Patti Lateranensi (1929), la delicata e tanto tormentata “questione romana”: l’accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede poneva termine ad una controversia politica tra l’Italia e la Chiesa nata all’indomani dell’Unità con l’annessione militarizzata di Roma a capitale del neonato Regno e la conseguente fine del potere temporale dei Pontefici. Per Papa Pacelli, eletto al soglio pontificio il 2 marzo 1939, i tormentati rapporti tra Stato e Chiesa sono ormai soltanto un “brutto” ricordo. Egli, quindi, tra i primi atti del suo pontificato, decide di “regalare” alla nazione italiana i suoi Patroni. È un passo importante: significa che ormai la Chiesa ha superato ogni titubanza e vede l’Italia nella sua unità e indivisibilità.

Nella scelta di Pio XII decisivi sono stati i sentimenti della popolazione italiana, che guardano con ammirazione al Poverello d’Assisi, vero araldo dello spirito evangelico.

Francesco stesso amava definirsi “araldo” del Vangelo. L’araldo, fin dall’antichità, rappresenta una sorta di ambasciatore, un messaggero, al servizio di un’autorità, e, come tale, è spesso in viaggio. Francesco, nei suoi viaggi, inizialmente incarna la nota intraprendenza dei mercanti del suo tempo (ricordiamo che la sua esistenza terrena si snoda tra il 1182 ed il 1226). Ma, ad un certo punto, avverte una chiamata, che sconvolge i piani della sua esistenza: proprio lui, che aspirava al cavalierato e vagheggiava le armi da guerra, diventa un messaggero di pace; proprio lui, che desiderava ricchezze e abiti sontuosi, si spoglia di tutto per abbracciare Sorella Povertà; proprio lui che, nei suoi sogni di gloria, desiderava conquistare persino il cielo, si fa umilmente conquistare dal Cielo. Francesco, insieme ai suoi fraticelli, comincia allora - con spirito rinnovato - a girare in lungo e in largo il nostro Paese, travalicando le Alpi e attraversando i mari. L’"itineranza francescana" diventa espressione del carattere apostolico e missionario della fraternità. Con i suoi viaggi, il Poverello d’Assisi - molto prima dell’avvenuta unificazione - già univa l’Italia nell’annuncio di una fede genuina, autentica, libera, totalmente ispirata al Vangelo di Gesù Cristo in una lettura che non ammette sconti, annotazioni a margine, interpretazioni creative, aggiustamenti facili.

Il legame tra Francesco e l’Italia è ancor più stretto, se si pensa al “Cantico delle Creature”, la preghiera di lode che San Francesco rivolge a Dio e alle Sue creature, che rappresenta il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca. «Altissimu, onnipotente bon Signore,/ Tue so’ le laude, la gloria et l’honore et omne benedictione./ Ad Te solo, Altissimo, se konfano,/ et nullu homo ène dignu te mentovare (…)»; con queste parole inizia, per l’appunto, la tradizione letteraria italiana. L’inno al Signore e alla potenza della natura è scritto da Francesco in un volgare umbro, che presenta, oltre a latinismi, anche influssi toscani e francesismi. È un primo abbozzo di lingua italiana, che consente – almeno sette secoli prima dell’Unità – di identificare una “nazione italiana” che dispone di in un registro linguistico comune. Oltretutto, la neonata lingua italiana nel testo di San Francesco, come riconosce il filosofo russo Solov’ëv, si fa da subito portatrice di sentimenti e idee di portata universale, che sono «ugualmente chiari per un buddhista e per un cristiano».

Nel 1861 un’entità di popolo si sintetizza in unità politica, è vero. Ma «agli occhi del mondo gli italiani esistevano già (…) e proprio come italiani, da almeno sette secoli, erano oggetto di stima e di ammirazione da parte di tutti gli altri popoli», come sottolinea il cardinale Biffi nel suo “L’Unità d’Italia. Centocinquant’anni 1861-2011. Contributo di un italiano cardinale ad una rievocazione multiforme e problematica” (Cantagalli, 2011, p.56). Insomma gli italiani esistevano già; esistevano da almeno sette secoli prima dell'unificazione resa ufficiale nella seconda metà del secolo XVII. Da quando per l’appunto, circolava... San Francesco.

La storia di questo santo permette, inoltre, di evocare l’anima cristiana della nostra Penisola e ci rammenta che il Vangelo può e deve essere vissuto nella sua integrità. Mentre molti sforzi vengono compiuti - soprattutto in tempi recenti - per laicizzare lo Stato e renderlo permeabile alle più svariate influenze estere, non dobbiamo dimenticare che la fede cristiana è stata un forte fattore di coesione per gli Italiani. In Italia si è assistito ad una vera e propria inculturazione del messaggio evangelico: il cristianesimo non è rimasto “nascosto” nella coscienza dei singoli, ma è fiorito nella società ed ha impregnato di sé i modi di pensare, gli assetti urbani e le strutture istituzionali della nazione. E in questo processo di “inculturazione cristiana” la spiritualità francescana ha avuto, senza dubbio, un'influenza determinante, che ancor oggi porta nella Chiesa un’ondata di rinnovamento, di freschezza e di ritorno ai veri valori evangelici.

Non è difficile, dunque, pensare a Francesco d’Assisi come Patrono d’Italia, se per Patrono intendiamo il padre generatore della coscienza unitaria del Paese, il simbolo per eccellenza dello Stato unitario. San Francesco incarna proprio lo spirito dell’identità nazionale. È un Santo che mette tutti d’accordo, senza distinzione di sorta. È un Santo che unisce l’Italia con la forza della fede. È un Santo che parla una lingua universale e che vive la sua avventura terrena veicolando libertà e rinnovamento. Francesco è un rivoluzionario. Cambia l’Italia ed il mondo con la forza dell’amore e dell’umiltà. Molla tutto per essere coerente con il Vangelo di Cristo. E, ancor oggi, ci insegna ad essere uomini capaci di generare coesione e promuovere unità, partendo dalle peculiarità di ciascuno.

 

Fonte: www. lastampa.it (Vatican Insider Recensioni)






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok