Il Presepio Pasquale di Santa Giustina: “Non dobbiamo mai perdere la Speranza”

Una tradizione che si rinnova, un messaggio mai così attuale.

Il Gruppo Presepisti della Parrocchia di Santa Giustina – Vittorio Veneto (TV) ha allestito anche quest’anno il Presepio Pasquale, che ricostruisce gli ultimi avvenimenti della vita terrena di Gesù, a partire dall’ingresso a Gerusalemme la Domenica delle Palme fino alla Resurrezione passando attraverso le tappe della Passione.

Un presepio che, in questo tempo difficile che stiamo vivendo, tocca ancor più da vicino i nostri cuori.

Ciascuno è solo nel momento della prova, proprio come Gesù. Ma, a ben vedere, Gesù non è proprio da solo: ci sono degli amici in qualche modo presenti, Maria stessa, la madre, ma soprattutto c’è Dio-Padre che non abbandona il figlio sulla croce. «Non possono che venirmi in mente i malati di Coronavirus – è la riflessione attualizzata di don Marco Favret, parroco di Santa Giustina –  che nell’isolamento, quindi nella solitudine, portano avanti la loro degenza, e che purtroppo tante volte nell’abbandono prendono congedo da questo mondo. In realtà anche queste persone, provate dalla malattia, dalla sofferenza, non sono proprio sole: ci sono i medici, gli infermieri, tutto il personale ospedaliero che si prende cura di loro nel miglior modo possibile, i familiari, pur non potendo andarli a visitare, sono loro vicini, pregano per loro, e direi che tutti noi italiani facciamo il tifo affinché queste persone possano presto guarire; e soprattutto vicino a queste persone c’è Dio». A questo proposito don Marco cita “Il Cinque Maggio”, famosa poesia di Alessandro Mazoni dedicata agli ultimi giorni di Napoleone, il grande imperatore che muore da solo nell’isola di Sant’Elena: «La poesia finisce così: il Dio che atterra e suscita / che affanna e che consola, /sulla deserta coltrice / accanto a lui posò. Che vuol dire: non c’era nessuno al capezzale di Napoleone morente, però la grazia di Dio era vicina. Così vogliamo davvero sperare che il Signore sia vicino alle tante persone che apparentemente muoiono nell’abbandono». Parole, queste, che possono risuonare davvero di conforto anche per i familiari che hanno perso un proprio caro in queste circostanze.  

Il cuore della Pasqua è proprio questa luce divina, così potente, così presente dentro la storia, da non lasciare che la morte abbia l’ultima parola: il terzo giorno dalla crocefissione, Gesù risorge.

«Anche noi dobbiamo pensare – continua don Marco Favret – che dopo questo momento difficile, dopo questo venerdì santo di tenebre, verrà la luce della Pasqua, verrà l’alba di un giorno nuovo, un giorno migliore. Non dobbiamo perdere la speranza. Anzi direi che la Pasqua è proprio la festa della Speranza. Lo sia per tutti!».

Nell’attesa – e anche nella speranza – di poterlo andare a visitare, intanto ci gustiamo alcune immagini di questo Presepio Pasquale, che è stato allestito con impegno da giovani volontari nei locali dietro la canonica di Santa Giustina ancor prima che cominciasse l’emergenza legata alla diffusione dell’epidemia, e facciamo nostro il suo messaggio.






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