Non solo materia

14 Ago 2020


IO SONO LIBERTÀ

“L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché? Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi” (Erich Fromm)
Ho scritto più volte riguardo alla libertà, tuttavia sento in questo tempo il richiamo sempre più forte a lanciare messaggi di speranza e crescita in questo senso.
Sentiamo parlare moltissimo oggi di “libertà”: libertà di genere, libertà di scelta, libertà di pensiero, libertà di parola, liberà dall’oppressione, libertà finanziaria e potremmo continuare per pagine e pagine.
In questi ultimi mesi ho indagato molto alla ricerca dei vari significati della parola “libertà” e di tutte la varie sfaccettature che tale vocabolo assume in base al contesto in cui viene pronunciato. Ebbene, sono arrivato alla conclusione che libertà, non può essere uno status o un valore o un ideale... si sono combattute sanguinosissime guerre per ottenere uno status o in nome di valori e ideali, guerre che, come effetto, hanno privato della libertà qualcuno per concedere un altro tipo di libertà a qualcun altro. Nel grande o nel piccolo possiamo vedere il ripetersi di questo schema anche oggi: priviamo qualcuno della libertà per rivendicare una nostra libertà (talvolta chiamata “diritto”) e in questo contesto sociale di diritti e libertà viene coniata la frase “la tua libertà finisce dove inizia la mia”, quindi, se finisce, che libertà è? Qual è il significato che noi diamo a libertà? La libertà di fare ciò che vogliamo? La libertà di fare ciò che è giusto? Ciò che dobbiamo? Ciò che ci è richiesto o imposto? La libertà di imporre regole per ottenere maggiore libertà? Se mi avete seguito fino a qui potete notare come in realtà, forse, la nostra idea di libertà sia orientata più a “proteggerci” da ciò che c’è fuori e intorno a noi. Ma chi mai per essere libero si rinchiuderebbe in una corazza ermetica? Invece la società di oggi funziona proprio in questo modo: creiamo una serie di vincoli, regole, corazze, per proteggere la libertà? E qui torniamo alla prima domanda...che cos’è la libertà?
Probabilmente cerchiamo spesso la risposta nel posto sbagliato, o ci poniamo addirittura la domanda sbagliata; libertà in realtà è un abisso, un grande mare nel quale ci vogliamo tuffare con tutti noi stessi, e per restare a galla, a volte, ci appoggiamo su qualcuno che nuota vicino a noi, a volte su un pezzo di legno trovato poco più in là, e annaspiamo e ci agitiamo cercando di restare a galla difendendoci, difendendo il nostro posto in quel mare, da chi si avvicina troppo minacciando la stabilità precaria che abbiamo raggiunto. E restiamo lì, aggrappati a questo legnetto che ci tiene a galla, fino a che uno stato, o la società, non ci dicono “bene, da oggi il legnetto per tutti sarà più piccolo”, allora ci agitiamo e imprechiamo e il legnetto si rimpicciolisce, vediamo che riusciamo comunque a stare a galla e torniamo a guardarci intorno per difenderci da chiunque si avvicini perché l’equilibrio è sempre più precario. Ci dimentichiamo che abbiamo tutte le possibilità di restare a galla con le nostre forze, perché abbiamo la possibiltà di imparare a nuotare, e allora non avremo bisogno di nessun supporto per restare a galla anzi, potremo addirittura imparare a muoverci all’interno di questo mare, e andare ovunque ci proporremo di andare, potremmo addirittura insegnare ad altri a fare altrettanto ed ecco che il difenderci dall’altro non avrà più senso, perché ognuno avrà gli strumenti per stare a galla e muoversi. C’è un “però”: nuotare è faticoso, stare appolaiati sul proprio legnetto è più facile, si sopporta meglio un malessere passeggero che una fatica continua, che il continuo adattarsi alle onde per nuotare con le proprie forze. Ecco, penso sia qui la chiave di volta della questione: quando parliamo di “libertà”, cosa vogliamo realmente? Che qualcuno ci dia un legnetto più grande per galleggiare meglio, o che qualcuno ci mostri che si può stare a galla e spostarsi nel mare nuotando con le proprie forze, con la responsabilità delle proprie azioni, dei propri movimenti e imparare a farlo a nostra volta? Io, quando ho capito che voglio e posso nuotare con le mie forze, mi sono sentito d’un tratto libero, potente e ho anche sentito la responsabilità che derivava da tutto questo, la responsabilità di “usare” questa libertà nella maniera migliore. Niente ora mi può imprigionare, perché sono cosciente che la libertà sta dentro di me, io sono libertà, e nessuno può togliermi ciò che io sono. Voi cosa volete essere?





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