L'eredità della Celeste madre degli emigranti

L'importante opera di carità e impegno di Francesca Saverio Cabrini durante la grande migrazione è ancora un esempio per noi europei oggi.

Ricordata per essere la prima santa di cittadinanza americana e la fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù (nel 1880), Francesca Cabrini è oggi una delle sante più importanti per noi, che oggi dobbiamo affrontare con misericordia e con maturità i rapporti con l'imponente flusso migratorio che da Africa e Medio Oriente arriva sulle nostre coste.
Infatti Madre Francesca è patrona egli emigranti. La sua vicenda è esemplare: si fa suora ventiquattrenne nel 1874, con l'aggiunta del nome Saverio, in onore di San Francesco Saverio, patrono delle missioni (importante la sua opera missionaria in Oriente); e quella di Francesca fu infatti una vera missione a sostegno degli emigranti in America, attraverso la fondazione di scuole, ospedali, orfanotrofi e convitti.

Ella portò avanti un'opera incessante di evangelizzazione e assistenza: alla sua morte, avvenuta nel 1917, Francesca Saverio Cabrini lasciava in eredità ben 67 istituti in otto diverse nazioni. Di lei, oltre alle opere fondamentali compiute in vita, restano anche numerose parole, capaci di ravvivare la passione del suo credo smisurato, come quando scrive: «Colla tua grazia, amatissimo Gesù, io correrò dietro a te sino alla fine della corsa, e ciò per sempre, per sempre. Aiutami, o Gesù, perché voglio ciò fare ardentemente, velocemente»; o, ancora, scrivendo in più occasioni a delle consorelle: «Porta la tua croce, ma allegramente figliuola mia» oppure «da brave, tutte, per carità; perché la vita è molto breve, e se non facciamo in fretta, non ci troveremo nulla, in fine... In fretta, in fretta, e allegramente, figlie mie»
La sua forza vitale e l'esempio che, anche laicamente, possiamo accogliere nel nostro quotidiano agire, sta poi anche in parole come queste: «quando io visito qualche casa e vedo delle facce lunghe, e noto una cert'aria di abbattimento, di svogliatezza e di malumore, invece di chiedere all'una e all'altra: che hai e che non hai? metto in piedi qualche opera nuova, qualche lavoro che procuri movimento, vita più attiva, che obblighi le Suore a uscire di se stesse, e in pochi giorni i volti divengono sereni e il malumore se ne va».

Da patrona dei migranti, Santa Cabrini ci ricorda che è questo l'atteggiamento che, se buoni cristiani, dobbiamo tenere: allegria e solidarietà, impegno e misericordia: perché, forse oggi più che mai, non sono le preghiere a bastare, se manca il sostegno delle opere! Ed è sicuramente anche nel messaggio esemplare di questa santa importantissima che Papa Francesco richiama i cristiani all'accoglienza, svegliandoci dal torpore morale in cui ci chiudiamo assecondando l'odio verso i disperati che attraversano il Mediterraneo alla ricerca di un futuro di pace.
«Chi pensa solo a fare muri e non ponti, non è cristiano. Questo non è nel Vangelo», tuonava Francesco in un suo intervento recente, con toni che la patrona dei migranti avrebbe sicuramente condiviso.
Purtroppo proprio nel pensiero e negli atti di moltissimi cattolici, nel ricco occidente in cui viviamo, troviamo chiusura e diffidenza, sperimentiamo un'involuzione rispetto alla crescita nel dialogo cui ci esortano invece le dichiarazioni del Pontefice e l'agire concreto di molti operatori, cristiani e non. Rileggere e approfondire la biografia e le testimonianze di Francesca Saverio Cabrini può portare le numerose "pecorelle smarrite" a ritrovare il vero sentiero della cristianità, durante quest'anno consacrato alla misericordia!






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