Non solo materia

30 Apr 2020


Nell’@ula divergente in pillole

In queste ultime settimane abbiamo vissuto un momento molto particolare: tutti gli ambienti di vita sono stati toccati e il quotidiano di ciascuno ha subito delle sostanziali metamorfosi: famiglia, lavoro, scuola, amicizie, tempo libero.
In particolar modo volevo concentrami sul mondo della scuola in quanto “abitante delle sue stanze”. Ho cercato di ascoltare voci di alcuni studenti che hanno dato la loro prospettiva rispetto all’esperienza quarantena.


Anna (17 anni): mi trovo decisamente meglio in aula, non ho problemi di rete e di connessione ma stare accanto fisicamente ai miei amici è tutt’altro. La tecnologia ci ha comunque aiutati in questo periodo, i docenti si sono prodigati per continuare le lezioni e noi siamo soddisfatti.

Beatrice (17 anni): il monitor mi ha permesso di mettermi in gioco, mi sento quasi “più protetta”, in aula non mi esponevo in modo così profondo. Certamente mi manca la classe ma devo dire che ho riscoperto e approfondito anche una mia parte interiore.

Mattia (18 anni): trovo difficile seguire bene le lezioni, la linea a volte cade e devo ricollegarmi perdendo qualche secondo di spiegazione. La mia classe numerosa è sempre stata unita, mi mancano i compagni. I prof ci aiutano e seguono, peccato dover finire così l’anno.

Andrea (21 anni): le lezioni in università sono oramai tutte in live streaming, alcuni docenti stimolano la partecipazione attiva, lo si vede e sente. C’è ovviamente la difficoltà relazionale ma, cerchiamo di valorizzare anche questo momento.


Ci sono voci diverse, la tecnologia ha dato un notevole aiuto nel sostenere l’aula per cercare di continuare a vivere la scuola.
Ci sono difficoltà? Certamente, connessioni poco stabili, mancanza di device, più persone che si collegano in famiglia, il non verbale che non è esplicitato, le facili distrazioni casalinghe, lo sguardo filtrato, la fatica nel coinvolgere i più piccoli…
Ci sono ricette facili?
No! Tutto passa dalla fatica quotidiana, tutto è centrato in quel “sacrificio”, cioè in quel rendere sacro quanto si compie, vissuto da famiglie, studenti, docenti, personale amministrativo.
Molti hanno visto che lamentarsi non serve, che anziché polemizzare è decisamente meglio cercare strade, soluzioni, idee alternative in modo da coinvolgere, stimolare, aiutare sostenere.
Essere esploratori di questi nuovi momenti, disincantati e appassionati, nonostante i vari inciampi.
Riscopriamo la resilienza quotidiana. Buon cammino!






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