Ricreare il presente, creare il futuro

Il coraggio di pensare

Se ci fermiamo alle evidenze delle ultime notizie di ogni giorno, per non entrare poi nelle particolarità della nostra vita quotidiana, potremmo definire la vita una tragedia. O dire che la vita è offesa e vilipesa proprio da noi. Nel mentre, più o meno cortesemente, andiamo scambiandoci tutti gli accidenti possibili, senza limiti nell’uso della fantasia…

È innegabile l’evidenza del tutti contro tutti e tutto alla quale siamo giunti. Forse senza rendercene conto stiamo procedendo anche contro noi stessi. Siamo spesso irritati e risentiti in modo incontenibile fino all’auto esasperazione.

Giudicate voi a quale “felice” risultato ci porta tutto questo.

Se non ci ripensiamo seriamente nei modi del nostro proporci e agire siamo vittime di quell’orrore che un giovane denuncia e descrive nello scritto che riporto a conclusione.

Nonostante la situazione sperimentata e descritta, io credo che la vita sia meravigliosa quanto imprendibile. Sì, imprendibile fanciulla che ama farsi desiderare, corteggiare, rincorrere, pensare nella sua bellezza, non sempre così palese; essa si forma, si trasforma ed è senza forma. Vita che sfugge alle righe dell’ordine, incontenibile! La vita crea anche qualche problema, ma resta comunque vita anche quando esce dalla bocca del moribondo; lascia solo ciò che si decompone e diventa respiro senza fine. Anche un pensiero si decompone per opera di un altro pensiero, ma non la vita. Vita è la parola immortale che ti gira nel cuore per generare altra vita. Tu puoi chiudere o aprire la porta alla vita, ma in ogni caso essa resta vita; puoi mortificarla, deluderla, rattristarla, violentarla, ma comunque non si elimina la vita!

E allora noi siamo solo contenitori passivi della vita? No, il nostro respiro ne fa parte; noi siamo il suono, il pensiero della vita, fino a quando la riconosciamo vita.

La vita in te è presenza e vicinanza; canta, soffre, la vita; cammina, si svela, si ferma, la vita; e poi riprende

l’avventura dell’eternità. È gravida di te la vita!

Eppure, a volte, pur viventi, si è già moribondi e, moribondi, si è già viventi.

“Il nostro tempo è limitato per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun’altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore e, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo essi sanno cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario”. (Steve Jobs)

Questo nostro tempo, proprio adesso, tra le righe delle notizie, ci dice che è il momento giusto per ripartire dalla sana consapevolezza, dalla conoscenza e dalla comprensione di ciò che sta accadendo dentro e attorno a noi, dei significati e delle possibilità.

Dunque cos’è per te la vita? La finestra a tramoggia o il balbettio dell’attimo che apre? Con questi miei immediati pensieri provocati dalla lettura dello scritto di Giacomo Merlino, un giovane diciottenne pordenonese, propongo il suo pensiero, premessa a un uomo di valore che ha il coraggio di essere se stesso, di pensare, e così, di stimolarci a vivere da protagonisti, veramente.

L’uomo primitivo ha sempre vissuto in caverne e luoghi che offrissero un riparo sicuro e protezione. Riempiva questi luoghi con una quantità enorme di immagini: era il così detto horror vacui, ovvero la paura del vuoto. È proprio questo che lo spingeva a dipingere graffiti alle pareti.
Oggi, invece, sembra avvenire l’esatto contrario: mentre nel passato cercava di colmare ogni spazio di un mondo a lui ignoto, come per renderlo “amico” e “familiare”, ora l’uomo si trova circondato da troppe idee, troppe immagini, troppo spazio riempito.
Nella preistoria si rappresentavano scene di vita quotidiana e, come trovandosi di fronte ad una “tela bianca”, il pittore poteva sfruttare la sua immaginazione senza alcun limite.
Completamente diverso dalla nostra era, nella quale la nostra mente, stordita da milioni di idee ed informazioni, si trova ad arrancare alla ricerca del vuoto che si è tanto impegnato a colmare. Lo ricerca, quasi ossessionato; vuole trovare della pace, un luogo dove possa finalmente sentirsi libero di respirare a pieni polmoni. Mentre qui si trova e si sente “incatenato”. Questa prigione ideale si trova ormai ovunque e limita il suo pensiero. Con l’arrivo di internet e dei social media poi, questo horror pleni è stato ancora più accentuato ed è aumentato il rumore che frastorna l’uomo: qui può trovare di tutto, ideali, idee che cercano di condizionarlo e persone che cercano di attrarlo unicamente con lo scopo di aumentare la loro fama. La pubblicità si trova ovunque e non lascia un attimo di scampo. Milioni di voci che urlano nelle stesse direzioni, ed il povero uomo non può far altro che portarsi le mani alle orecchie, cercando una sola cosa: il silenzio. Questo, essendo accompagnato al vuoto, è anch’esso molto raro e prezioso, quasi un privilegio.
In questo mondo fatto ormai solo di rumore, è possibile però trovare consapevolezza e vie di scampo: è necessario fondare la propria vita non su questo “pieno vuoto”, ma su qualcosa fatto di vera sostanza. Qualcosa che non rischi di crollare con il passare del tempo. L’uomo necessita, per un suo bisogno, di circondarsi di vere persone. Amici che non lo stordiscano, ma che lo facciano Vivere. La compagnia di questi è fondamentale, è la sola cosa che lo fa fuggire da questo “pieno”. Con loro è possibile abbandonare la civiltà, ma non diventando selvaggi: spesso è la civiltà stessa ad essere selvaggia, una giungla, e quindi, come se si arrivasse sulla vetta di una montagna, ci si può finalmente girare e guardare tutto da lontano e tirare un sospiro di sollievo. Questo è, oltre che liberatorio, anche vitale: senza di questo non perde solo un luogo dove potersi lasciar andare per essere sé stesso e svuotare la sua mente da tutta la tempesta che sempre lo circonda, ma rischia di divenire un “nulla”, perché proprio su questo si fonda la sua vita.
L’uomo di oggi, concludendo, ha bisogno di fuggire da tutto il pieno opprimente intorno a lui, ricercando un attimo di vuoto che lo “colmi” di Vita Vera e di uno spazio libero dove il pittore possa ricominciare a dipingere. (Giacomo Merlino)





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