Non solo materia

24 Lug 2020


Storia dell'elefante

Ogni convinzione deriva da un insufficiente esame delle cose, non è che un punto di vista fisso. (E.M. Cioran)
C’è una storia molto significativa che può aiutarci a guardare a molte cose con una nuova prospettiva:
 
Quando ero piccolo andavo al circo soprattutto perché mi piacevano gli animali.  Ad attirarmi era in particolar modo l’elefante, perché durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, di una dimensione e di una forza davvero fuori dal comune. Tuttavia dopo il suo numero, l’elefante veniva riaccompagnato al suo posto nel parco del circo, e veniva legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.
Il paletto era (a confronto di quel possente animale) un piccolo cuneo di legno piantato nel terreno per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa, un animale in grado di sradicare un albero senza sforzo avrebbe potuto liberarsi facilmente di quel piccolo paletto e fuggire. Perché l’elefante non scappava allora?
Il possente elefante del circo, nonostante la sua forza e le sue monumentali dimensioni, non scappava perché è stato legato a un paletto simile quando era molto molto piccolo: in quel momento l’elefantino provava con tutte le sue poche forze a spingere e a tirare, nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui che era ancora piccolo e debole.
L’elefantino provava e riprovava finché un giorno… un giorno accettò la propria impotenza rassegnandosi al proprio destino.
 
È dunque questa la conclusione di questa triste storia: l’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita.
E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più…
Anche noi esseri umani abbiamo i nostri paletti che ci tengono imprigionati: pensieri, situazioni, convinzioni... che abbiamo provato ad affrontare e a superare in un periodo in cui non eravamo sufficientemente forti o preparati, e, scontrandoci con il nostro fallimento momentaneo, abbiamo deciso di non essere abbastanza forti, abbastanza bravi. La buona notizia è che l’elefante cresce e diventa possente, forte, capace di sradicare quel paletto che sembrava così grande un tempo, ma che ora è uno stuzzicadenti per lui, se solo provasse ancora, se solo tornasse a quel ricordo, a quel tempo e tentasse un’ultima volta di liberarsi, ci riuscirebbe in un batter d’occhio. Così anche noi, crescendo (esteriormente ma anche interiormente) abbiamo la possibilità di tornare a quei pensieri, a quelle credenze, a quegli eventi che ci hanno imprigionato, e possiamo liberarci semplicemente prendendo coscienza del fatto che ciò che sembrava così forte, così bloccante un tempo, ora non è che un paletto di pochi centimetri, che pretende di tener legato un possente elefante!
 
Cosa ci tiene legati oggi? Quali sono i paletti che ci sono stati messi, che ci siamo messi o a cui qualcuno tenta di legarci?





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