Parola del giorno

08 Lug 2020


Costruire prossimità

Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa nel sito Vatican News

 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l'Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Parole del Santo Padre

Questo episodio evangelico riguarda anche noi, e non solo i sacerdoti, ma tutti i battezzati, chiamati a testimoniare, nei vari ambienti di vita, il Vangelo di Cristo. E anche per noi questa missione è autentica solo a partire dal suo centro immutabile che è Gesù. Nessun cristiano annuncia il Vangelo “in proprio”, ma solo inviato dalla Chiesa che ha ricevuto il mandato da Cristo stesso. È proprio il Battesimo che ci rende missionari. Un battezzato che non sente il bisogno di annunciare il Vangelo, di annunciare Gesù, non è un buon cristiano. (ANGELUS - 15 luglio 2018)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

Il passaggio dei discepoli di Gesù non è mai indifferente. Un discepolo si porta addosso il potere, che non viene da lui, di liberare e guarire secondo una dimensione ampia e profonda. Il cristianesimo lascia il segno quando è autenticamente il cristianesimo di Gesù Cristo. Ma non è il segno di piantare bandierine da conquistatori, ma il segno di cambiare la realtà secondo un principio di libertà e guarigione. Per questo l’opera dei missionari non si è mai limitata a una semplice catechizzazione della gente loro affidata. Fin da subito hanno compreso che il passaggio del vangelo doveva portare per quella gente non solo informazioni su Gesù, ma soprattutto occasioni di liberazione e guarigione. Quando il beato Puglisi lavorava nella periferia di Palermo annunciando il Vangelo, ha subito compreso che quell’annuncio doveva riscattare concretamente quella gente dal male della mafia e dalla schiavitù della paura. Non l’ha fatto con degli striscioni o politicizzando il Vangelo, ma costruendo pazientemente luoghi di incontro, di riscatto, di educazione. Per questo lo hanno ucciso, perché liberava e guariva. Ma il Vangelo di oggi si conclude con un’indicazione che a prima vista può sembrare antipatica: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”. Bisogna rivolgerci prima ai vicini e poi ai lontani, ma non per una preferenzialità che discrimina ma per un principio di carità che ci dice che anche la gente che ci vive accanto ha bisogno di essere evangelizzata e che a volte è più difficile portare il Vangelo a loro che a uno che è lontano. Ma in fondo annunciare significa dire che “il regno è vicino”, cioè costruire prossimità con tutto ciò che il Signore ci mette davanti.






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