Parola del giorno

08 Feb 2020


I verbi del pastore

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Parole del Santo Padre

«Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (v.34). In questa breve frase, l’evangelista ci offre un flash di singolare intensità, fotografando gli occhi del divino Maestro e il suo insegnamento. Osserviamo i tre verbi di questo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo neutro o, peggio, freddo e distaccato, perché Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore. (Angelus, 22 luglio 2018)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

Vige, nel nostro modo di vivere, la grande tentazione di pensare che la nostra vita vale per quello che facciamo. Così riempiamo talmente tanto di fare la nostra esistenza da non lasciare più spazio al verbo essere. Cioè non lasciamo più spazio a ciò che siamo veramente e pensiamo di coincidere solo con le nostre opere. Così entriamo in crisi quando la vita ci costringe a rallentare il passo. Questa sembra la tentazione degli apostoli nel Vangelo di oggi: “Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”. Davanti a quella che può sembrare una condivisione, Gesù compie un gesto inaspettato. Credo che lo faccia appositamente per costringere questi suoi amici a considerare le cose da un altro punto di vista: “egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po'». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare”. Non avere il tempo sembra la frase simbolo della nostra società. Quando non si ha tempo non si sente più il sapore delle cose, il gusto della vita stessa. E senza sapore è difficile riuscire a continuare a vivere senza desiderare fortemente un’evasione. Ecco perché è necessario di tanto in tanto prendersi degli spazi di vuoto, di sosta, di silenzio, di solitudine: “Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte”. È bello pensare che Gesù ha a cuore il fatto che non perdiamo mai di vista il motivo per cui le cose valgono la pena. E che esaurirci, anche per cose buone, non dà gloria a Dio ma suscita solo la preoccupazione di Gesù. Ma sappiamo anche che questo desiderio di stare in disparte con i suoi discepoli per farli riprendere, viene demolito dalla folla che si presenta esattamente dall’altra parte della riva dove erano diretti. Eppure più che un finale negativo, sembra invece l’atteggiamento che Gesù ha con tutto quello che ci segue anche quando tentiamo di fare silenzio e metterci in disparte: “si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”.






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