Parola del giorno

18 Mar 2020


Il - Perché - della Legge

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parole del Santo Padre

Che cosa significa questo «pieno compimento» della Legge? E questa giustizia superiore in che cosa consiste? Gesù stesso ci risponde con alcuni esempi. Gesù era pratico, parlava sempre con gli esempi per farsi capire. Inizia dal quinto comandamento del decalogo: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; … Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio» (vv. 21-22). Con questo, Gesù ci ricorda che anche le parole possono uccidere! Gesù propone a chi lo segue la perfezione dell’amore: un amore la cui unica misura è di non avere misura, di andare oltre ogni calcolo. L’amore al prossimo è un atteggiamento talmente fondamentale che Gesù arriva ad affermare che il nostro rapporto con Dio non può essere sincero se non vogliamo fare pace con il prossimo. (ANGELUS, 16 febbraio 2014)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. Gesù non è una scorciatoia per saltare la Legge. Il suo insegnamento non è un buonismo da quattro soldi che salta invece la fatica del dovere, delle scelte, delle regole. Se c’è una novità nell’insegnamento di Gesù esso consiste non tanto nell’abolizione della Legge ma nel suo compimento, perché ciò che a volte può succedere e che la Legge diventi una sorta di vicolo cieco. È ciò che accade quando il metodo per ottenere qualcosa prende il sopravvento su tutto. È come se la performance dell’amore prenda ad un certo punto il sopravvento sulle stesse persone che si vogliono amare. Ciò che conta e accorgersi che la Legge è un mezzo e non è mai un fine. Gesù è venuto a ricordarci esattamente questo. Il rischio dei suoi contemporanei, ma anche di ciascuno di noi, sta proprio nel fatto che si può talmente tanto farsi prendere dal gusto di stare alle regole da dimenticarsi il motivo del perché esistono quelle regole. All’epoca di Gesù era palpabile l’antipatia per tutti quei primi della classe che si facevano chiamare dottori della Legge, tanto da intendere l’insegnamento di Cristo come un insegnamento che contraddiceva le regole di questi dottori. Gesù nel vangelo di oggi precisa la questione e ricorda a ciascuno di noi che essere santi non significa stare semplicemente alle regole, ma capire cosa le regole ci indicano. Ma allo stesso tempo che una vita sregolata non comporta nessuna santità ed è solo il trionfo di un vago sentimentalismo che frana alla prima difficoltà. Ora, tra i primi della classe e i buonisti da quattro soldi, Gesù dà questo chiaro avvertimento: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.






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