Parola del giorno

22 Apr 2020


Il dono della libertà

- La libertà non è per forza cambiare le circostanze ma è cambiare noi stessi nelle circostanze -

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parole del Santo Padre

«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). Nella luce di questo Giudice di misericordia, le nostre ginocchia si piegano in adorazione, e le nostre mani e i nostri piedi si rinvigoriscono. Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralità di Gesù, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dell’uomo. È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato.  (Incontro con i rappresentanti del V Congresso nazionale della Chiesa italiana, Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze, 10 nov 2015)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. La prova dell’amore di Dio è Gesù. Se dimentichiamo questo dettaglio possiamo trasformare Gesù in un “Grande fratello” messo lì per controllare quante volte cadiamo. Ma è davvero troppo poco ridurre il ruolo di Gesù a quello del nostro super-io. Egli è venuto perché la nostra vita possa essere davvero viva. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio”. Scegliere le logiche che intrappolano la nostra vita e rifiutare invece ciò che Gesù ci ha mostrato come liberazione è già di per sé una condanna. Dobbiamo toglierci dalla testa che la condanna è Dio che punisce. La condanna è la conseguenza delle nostre scelte. Anche l’onnipotenza di Dio rispetta la nostra libertà. In questo modo i nostri inferni, molto spesso, li scegliamo noi con i nostri si e i nostri no. Ma dobbiamo stare attenti a non fare confusione. Si può soffrire non per colpa nostra, si possono avere delle ferite che altri ci hanno fatto, si può vivere nel cuore di un’ingiustizia, come di un dolore o di una situazione subita, ma tutto questo diventa inferno quando noi ci sentiamo solo vittime senza ricordarci che Gesù è morto affinché ognuno di noi si ricordi che è radicalmente libero in ogni circostanza anche in quelle dove apparentemente non c’è nessun margine di scelta. E questo per un motivo semplice: anche in ciò che non ho scelto io posso decidere come starci. La libertà non è vincere sempre, ma a volte è decidere come si vuole perdere. È solo così che una malattia, un dolore, una ferita del passato possono condizionarci molto ma non possono toglierci la decisione di come viverci tutto ciò. La libertà non è per forza cambiare le circostanze ma è cambiare noi stessi nelle circostanze. Ecco la libertà che ci ha donato Gesù.






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok