Parola del giorno

05 Feb 2020


Non è costui il falegname?

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parole del Santo Padre

“Secondo gli abitanti di Nazaret, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice! È lo scandalo dell’incarnazione: l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa con mente d’uomo, lavora e agisce con mani d’uomo, ama con cuore d’uomo, un Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi. Il Figlio di Dio capovolge ogni schema umano: non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli. Questo è un motivo di scandalo e di incredulità non solo in quell’epoca, in ogni epoca, anche oggi”. (Angelus 8 luglio 2018)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

La pagina del Vangelo di oggi inizia con un dettaglio geografico fondamentale: Gesù torna nella sua patria fra la sua gente, nelle strade che lo hanno visto bambino, ragazzo, uomo. Proprio lì porta se stesso come il grande annuncio di una buona notizia che riguarda anche loro. Ma invece di trovare la stessa accoglienza che ha trovato altrove, si ritrova un muro: “E si scandalizzavano di lui”. Essere scandalo significa essere pietra d’inciampo. Gesù non è percepito come un aiuto, ma come un impedimento. Ma questo è quello che capita anche a noi che siamo cresciuti in una società cristiana, abbiamo ricevuto un’educazione cristiana e poi diventando adulti sentiamo che proprio la fede in Cristo ci sta stretta, come se fosse d’impedimento alla nostra felicità. Questo capita perché facciamo lo stesso ragionamento che fanno i compaesani di Gesù. Abbiamo una visione solo umana di Lui. Possiamo spiegare tutti i dettagli dell’educazione ricevuta, e spiegare anche perché ora la sentiamo stretta. Ma avere la fede non è ricevere semplicemente un’educazione, ma incontrare qualcosa che è più grande di ciò che si pensa. Ridurre Gesù solo a ciò che penso di aver capito può far vivere ognuno di noi chiuso nel pregiudizio. “Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità”. Essere increduli non significa necessariamente pensare che Dio non esiste. Può invece significare credere che Egli sia solo ciò che abbiamo in testa noi su di Lui. Quando il Dio della nostra fede coincide con le nostre spiegazioni allora è lì che la nostra incredulità non fa accadere nulla di diverso da ciò che abbiamo già previsto da soli. La fede è fede in ciò che supera i nostri ragionamenti, i nostri pregiudizi. È solo questa apertura che fa passare la Grazia necessaria a un cambiamento degno di questo nome. Diversamente Gesù è solo uno dei tanti argomenti del chiacchiericcio di paese.






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