Parola del giorno

23 Apr 2020


Questione di Qualità

- Non è forse l’esperienza superiore a ogni spiegazione? -

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 3,31-36

Chi viene dall'alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.

Parole del Santo Padre

Questo significa allora che quel giudizio finale è già in atto, incominicia adesso nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi. Ma se noi ci chiudiamo all’amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è apririsi a Gesù, e Lui ci salva; se siamo peccatori – e lo siamo tutti – Gli chiediamo perdono e se andiamo a Lui con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci all’amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. (Udienza generale, 11 dicembre 2013)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura”. Gesù non è colui che ci spiega le cose, ma è colui che ci introduce dentro le cose stesse. È la grande differenza che c’è tra la teoria e l’esperienza. La fede cristiana non riguarda le teorie. Quando il cristianesimo si limita ad essere solo teologia o dottrina, tradisce la sua vocazione primaria. Infatti il ruolo preminente della fede è entrare in un’esperienza qualitativamente diversa di vita. In questo senso le parole di Gesù sono parole che donano lo Spirito. Una madre che ascolta le parole di Cristo entra in una qualità di maternità completamente diversa. Allo stesso modo un malato, o un’innamorato, un prete o una consacrata, un medico o un povero. È il dono che Gesù ci fa dello Spirito attraverso la sua parola che cambia completamente la qualità della nostra esperienza. E importa poco se non troviamo tutte le parole necessarie per saperlo spiegare. Ciò che conta è poterlo vivere. Avevano ragione i grandi santi quando dicevano: “Cosa ce ne facciamo di una persona che sa spiegare la preghiera ma non prega? Non è forse l’esperienza superiore a ogni spiegazione?”. Ecco perché la teologia che più accettiamo è quella della vita dei santi. Nel vedere la loro esperienza capiamo di più il grande mistero di Dio e la bellezza del Vangelo. “Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui”. E l’ira non consiste in una serie di sfortunati eventi, ma nel vedere che i nostri ragionamenti girano a vuoto, che le nostre scelte non portano frutto, e che la nostra vita non approda mai a nulla di significativo. L’ira di Dio non è la sfiga umana. L’ira di Dio consiste nella stessa esperienza che faccio io quando mi ostino a voler arrivare da qualche parte senza domandare indicazioni a nessuno: in pratica mi perdo sempre.






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