Parola del giorno

29 Feb 2020


Un incontro che cambia la vita

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5, 27-32

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C'era una folla numerosa di pubblicani e d'altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Parole del Santo Padre

Lì si vede la forza che ha Gesù per cambiare un cuore. Questo era dei peggiori, eppure Gesù è riuscito a cambiarlo. Forse voi conoscerete gente che dice: “Ah io non potrò mai essere buono, perché ho tante cose alle mie spalle, non potrò mai cambiare…”. E Gesù è capace di cambiare il più cattivo e fare di lui un evangelista, un apostolo e un santo. Per questo mi piace tanto questo passo del Vangelo, perché si vede la forza di Gesù per cambiare i nostri cuori, per farli buoni. (Visita pastorale alla parrocchia "San Paolo della Croce", 15 aprile 2018)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

"Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati". Così Gesù liquida le critiche della gente che mal sopportavano questo suo rapporto troppo amicale con peccatori, prostitute e delinquenti vari. Certamente neanche a noi avrebbe lasciati indifferenti questa sua predilezione, ma il vero problema non ce l'ha Gesù ma noi. Se una medicina la si prende quando si è malati, ovviamente quando si sta bene non la si prende. Quindi il problema è capire se siamo malati o meno. Ma malati di cosa? Di una malattia di cui soffriamo tutti: sentirci amati. Quando un uomo non si sente amato non funziona, non è felice, non riesce a diventare sé stesso. Così molte volte cerca di riempire da solo questo bisogno, e nel far questo combina quei grandi guai che noi chiamiamo peccati. È strano ma la maggioranza delle volte che noi pecchiamo, lo facciamo nel tentativo di trovare una maniera di essere felici. È in questo senso che Gesù ci viene incontro. Egli viene a ristabilire quella salute esistenziale che ci fa riappropriare della nostra vita. Ma finché pensiamo di non avere bisogno, di essere giusti, sani, autosufficienti allora non capiremo mai Gesù e non riusciremo mai a farlo sedere alla tavola della nostra storia. Per noi Gesù è qualcuno da ammirare, per chi si ritiene peccatore invece Gesù è uno che ti cambia la vita. Matteo non ha ammirato Gesù, lo ha seguito: "Gesù gli disse: Seguimi! Ed egli si alzò e lo seguì". È così semplice ma allo stesso tempo così complicato comprendere tutto questo. La conversione non riguarda tanto quello che facciamo, ma come guardiamo le cose. La conversione è uno stravolgimento dello sguardo, del punto di vista, della visuale. Ritrovarsi la vita cambiata, così come se la ritrova Levi/Matteo, avviene solo se Gesù è una opzione esistenziale e non intellettuale. Matteo mette in gioco la sua vita alzandosi e seguendolo. Il Vangelo che non funziona è quello che non si mette in pratica. Il Vangelo in teoria è sempre deludente.






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