Riflessioni

27 Lug 2016


IMPARARE A PREGARE E' IMPARARE A VIVERE

Lc 11, 1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli"; e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

 
Riflessione
 
Dopo aver caratterizzato il discepolo come colui che ascolta Gesù (Lc 10,38-43), Luca, nel Vangelo di questa domenica, caratterizza il discepolo anche come colui che sa pregare. In questo brano evangelico "Gesù si trovava in un certo luogo a pregare". È la settima volta che l’evangelista Luca presenta Gesù nell’atto di pregare: egli parla con il Padre con cui ha un rapporto reale, riesce ad interagire. Ebbene, Gesù è maestro e testimone di preghiera, prima con il suo esempio, e, ora, con la sua parola. Il discepolo che lo vede, sente il bisogno di aprire anche lui un canale di comunicazione con Dio. In questo primo momento è impressionante come l’evangelista narra le cose: alla settima volta, cioè alla pienezza, i discepoli si lasciano interpellare della testimonianza di Gesù, uomo di preghiera, e chiedono che insegni loro a pregare.
Gesù ci insegna a rivolgerci a Dio riconoscendone la santità, l’immensità: "sia santificato il tuo nome", prendendo coscienza della presenza di un Suo disegno per l'umanità: "venga il tuo Regno". Ci insegna ad affidarci alla Sua provvidenza chiedendo il pane quotidiano (l'essenziale di cui il nostro corpo ha bisogno) e il perdono (l'essenziale di cui il nostro spirito ha bisogno). Con il Padre Nostro, Gesù pone l’uomo come attore partecipe alla costruzione del Regno d’amore: così come chiedo il Tuo perdono, allo stesso modo mi impegno a perdonare a mia volta.
Con tre imperativi "chiedete… cercate… bussate" (Lc 11,9), Gesù invita i discepoli a chiedere, fiduciosi di ottenere; li esorta così a curare il rapporto con il Padre, cercando il Signore che non vuole nascondersi ma farsi trovare. Questi tre imperativi servono a dare il senso dell’insistenza nella propria richiesta, eliminando l’autosufficienza dell’uomo che diventa discepolo. Il mito dell'autosufficienza, dell'uomo che basta a se stesso, ci ha portati alla difficoltà di chiedere: ci è difficile vivere serenamente il fatto di aver bisogno degli altri e non siamo più abituati a chiedere ciò di cui necessitiamo. Gesù invece ci vuole dire che nessuno basta a se stesso e che il Signore attende le nostre richieste per potersi inserire nella nostra vita o forse vuole che ci rivolgiamo a Lui perché, nel momento in cui chiediamo, ci accorgiamo che Dio ci sta già rispondendo con il suo Amore. Nella vita della maggior parte delle persone, Dio non usa manifestarsi in modo plateale ma non gioca nemmeno a nascondino: vuole farsi cercare poiché "chi cerca trova"; vuole scaturire il nostro interesse per Lui e in quell'interesse si vuole collocare.
Nella società odierna, caratterizzata in gran parte ancora oggi dall'abbondanza, ci sembra che il desiderio muoia quasi prima di nascere, soddisfatto dalla disponibilità immediata di qualsiasi soluzione materiale. In questo contesto anche il desiderio di Dio rischia di morire. Questo non è però un bisogno che trova soddisfazione immediata in un prodotto facilmente reperibile, rischia così di rimanere insoddisfatto; l'unico modo per trovare soddisfazione è ancora oggi la costruzione di un rapporto con il Padre così come vuole fare il discepolo nel brano di Luca. Dio ci chiede di cercarlo, di dedicargli tempo, spazio, attenzione e la nostra ricompensa sarà la presenza consolatrice dello Spirito Santo.
Infine, il Vangelo dipinge un Padre paziente e accogliente che non insegue e non decide il momento a Lui più congeniale per intervenire. Ci attende e, al momento che giudica opportuno, sa rispondere al nostro bisogno. In questa fotografia, Dio si pone come modello per i suoi figli: non giudica ma accoglie chiunque; non si spazientisce ma aspetta; non si impone ma ci invita a sceglierLo!
 





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