Lettera di un romano a Elazioria (Gv 12,20-25)

"Volete saper chi sono? Guardate un chicco di grano: per chi vorrà capire, c'è tutto".

Carissima Elazioria, come forse già sai, gli ebrei, del tempo di Gesù, dividevano il mondo in due grandi gruppi: ebrei e pagani, quelli avevano la fede di Abramo e questi non l’avevano. Tra questi ultimi, i cosiddetti “pagani”, c’erano quelli che, stanchi della loro religione pagana, diventavano simpatizzanti degli ebrei e cercavano cose nuove: erano considerati “i timorati di Dio”. Forse erano quelli che, incuriositi dai segni   compiuti dal Maestro - Gesù, erano anche loro saliti per la festa di Pasqua e cercavano di vedere Gesù (Gv 12,20-25). Infatti, chiesero a Filippo: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Il grande desiderio di vedere IESHUWA: cioè Dio salva.

Nel linguaggio di Giovanni, il verbo vedere ha una sfumatura importantissima: non si tratta solo della questione degli occhi, ma anche della mente: vedere è conoscere ed è anche faccenda di cuore, cioè decisione profonda di adesione totale. Il vedere, quindi, non è un atto soltanto, è un processo complesso sempre in corso. I greci, pagani, desiderosi di conoscere Gesù cercarono la mediazione dei due discepoli greci: Filippo e Andrea. Ricordi? Fu proprio Andrea che, attratto dalle parole di Gesù, seguì il Maestro e lo sentì dire “venite e vedrete”! E poi essi “andarono dunque e videro”! Adesso, Andrea e Filippo, greci, sentono dai loro connazionali, il grande desiderio di vedere il Signore. Come Andrea e Filippo, altri greci vogliono vedere e seguire, il cerchio tende ad allargarsi: anche io, anche tu, anche noi dobbiamo lasciarci prendere da questo desiderio e da questa esigenza di vedere Gesù.

Carissima, fu sorprendentemente chiara la risposta di Gesù a Filippo ed Andrea: “venite e vedrete”. Ai greci Gesù disse “È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato”. Nel grande desiderio di volere “vedere Gesù”, il maestro vede in esso, un segno dell’ora, Gesù riconosce la sua “ora”, l’ora della sua glorificazione, ovvero l’ora in cui anche i pagani possono riconoscere la grandezza del Figlio di Dio, il progetto contenuto nel suo nome “IESHUWA” cioè Dio salva, Dio libera il suo popolo. I pagani riconoscono che in Gesù, Dio realizza il suo progetto pasquale – la liberazione e la salvezza di tutta l’umanità. Non solo degli ebrei ma anche dei greci e di tutta l’umanità. Infatti, Gesù dice che nell’ora della glorificazione attirerà “tutti” a Lui: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Gesù ha il potere di dare la vita eterna a tutti senza esclusione, ma a condizione che “credano” in Lui, che Lo conoscano e lo seguano.

Vengono per vedere Gesù – Dio salva – ma Gesù parla della sua morte in forma allegorica: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Vediamo Gesù affermare che la salvezza portata da Lui è dono di sé, offerta della sua vita… è abbandonarsi totalmente al Signore e ai fratelli. È nell’ora della manifestazione di questo amore che Egli sarà glorificato e riconosciuto dal Centurione in occasione del suo donarsi ai fratelli in croce: “Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!” cioè “davvero quest’amore è opera di Dio”.

Gesù ci chiede di amare la nostra vita e amare la vita significa perderla.

Questo vale per lui, ma vale anche per i discepoli. Anche per loro amare la vita significa perderla: essere capaci di abbandonarsi totalmente al Signore per “guadagnare” la vita, la vita senza fine, la vita vera, quella con il Signore.

A presto,                          
p. Osório, imc





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