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05 Mar 2018


Lettera di un romano a Elazioria (Gv 2,13-25)

Pellegrini o clienti?

Carissima Elazioria, conservo ancora dei bei ricordi della visita che abbiamo fatto alla maestosa ed imponente basilica di San Pietro durante il vostro soggiorno romano, ma anche quella fatta, tempo fa, al Santo, a Padova! Inoltre mi viene in mente quella fatta, anni addietro, alla Santa Casa di Loreto. Quanto spavento quando ci si reca in quei posti! Magazzini in tutte le parti esterne delle Basiliche e Templi e dintorni: vendesi qua e là articoli religiosi, materiali di ornamento, alimenti per i turisti. Tutti cercano di attirare i clienti verso di sé. Anche se si va in pellegrinaggio, in quel momento, ciò che prevale è “il mio essere cliente”, uno che va a fare acquisti e non a visitare i luoghi sacri e a pregare. Quante volte ho visto dei pellegrini scandalizzati e anche arrabbiati per questi che hanno fatto dei luoghi di preghiera, luoghi di commercio!

Così fu quando Gesù a Gerusalemme durante la Pasqua entrò nel Tempio, come narrato nel Vangelo di Giovanni (2,13-25). Gesù trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambia-monete. Hai notato la sottigliezza dell’evangelista? Afferma che, nel luogo sacro, luogo di preghiera, Gesù non trova la gente che prega, in atteggiamento di lode e di ringraziamento, che è l’obiettivo del pellegrinaggio ma, al contrario, si trova scandalosamente di fronte “i commercianti e i cambia-monete”. Il Tempio non era più “una casa di preghiera” ma, si era trasformato in un mercato. Infatti Gesù, contrariato, dopo aver espulso i commercianti e rovesciato i banchi, disse: “Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato”.

Carissima, leggi bene il testo! Noti che ci sono due tipi di reazioni? Quella dei discepoli e quella dei giudei: mentre i discepoli riconoscono in Gesù, che agisce in quel modo, come un vero Messia che, mosso dallo zelo per la casa di Dio e per la causa di Dio, realizza le profezie trasformando e purificando il Tempio, i giudei, dall’altra parte, dubbiosi, chiedono un segno: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”.

I discepoli conoscono il perché, qual è la causa di questo atteggiamento di Gesù. Lo zelo per la casa di Dio! Il loro Salvatore era consumato dalla passione per Dio e per le cose di Dio. Lo zelo esprime l’attaccamento e l’intimità profonda che Gesù ha nei confronti del Padre e la sua radicale obbedienza: fino a dare la vita. Lo zelo! La cura, la fedeltà, l’attenzione, l’affidamento, la consegna. L’Amore! Gesù chiede a noi lo stesso zelo, che inevitabilmente ci condurrà alla persecuzione, al martirio. Come Lui! Non c’è amore più grande che dare la vita….

Io non ho questo zelo, quest’amore e dedizione per la Casa di Dio. Quanto mi vergogno davanti alla mia indifferenza quando vedo l’interno della mia chiesa invasa da “commercianti”! Ora che vivo a Roma e vi lavoro sembra che sia anch’io complice da questi atteggiamenti mercantili.

Francesco invece, mosso da questo zelo, ascoltando la voce che dice “Costruire la mia Chiesa”, venendo da lontano, ha iniziato anche Lui a rovesciare i banchi e a mandare via i cambia-monete. Anche se trova resistenze, lui va avanti.

Carissima Elazioria, anche noi possediamo questo zelo, perciò coraggio: cominciamo a trasformare le nostre chiese e a renderle davvero case di preghiera! Facciamo delle fruste di cordicelle e scacciamo tutti fuori del tempio. Forse sarò anch’io tra gli scacciati… è forse per questo che ho paura di iniziare?!

Un abbraccio e che lo zelo per la casa del Signore vi divori.

Il tuo Amico                 
p. Osório





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