Riflessioni

29 Gen 2018


Lettera di un romano a Elazioria (Mc 1,21-28)

La coerenza tra pensare, dire e vivere

Carissima Elazioria,

subito dopo che ti ho  spedito l’ultima lettera, una carissima amica mi ha scritto, in risposta: “Ciao Osório. Grazie della lettera. Vorrei soffermarmi sul fatto che Gesù maestro insegnava con autorevolezza e con amore”. Non puoi immaginare, cara Elazioria, qual non è stata mia sorpresa! Infatti, io le ho risposto che il tema dell’autorevolezza degli insegnamenti di Gesù sarebbe stato oggetto della mia  lettera successiva. Ed eccomi. Cara Elazioria, riprendiamo il cammino del Maestro: dal mare della Galilea, il nostro Maestro si spostò verso una borgata della Galilea, chiamata Cafarnao, a nordovest del lago di Genèzaret, in prossimità del Giordano. In questa borgata, il Maestro trascorse la cosiddetta “giornata di Cafarnao”, una giornata-tipo vissuta da Gesù assieme ai suoi primi discepoli e seguito da una numerosa folla.  In quella giornata a Cafarnao, il Maestro insegnò nella Sinagoga, andò incontro alle persone nelle loro case, liberandole del male e curandole da tutte le infermità (Mc 1,21-39). Entrato nella Sinagoga, nel giorno del sabato, il Maestro si mise ad insegnare. Ti ricordi che nello shabat i giudei vanno nella Sinagoga? Spero di sì. Là, udendo gli insegnamenti del maestro, la folla, presa da stupore e sbalordimento, disse: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorevolezza” (1,27). Infatti, l’Evangelista aveva già detto che il maestro “insegnava come uno che ha autorevolezza” (1,22) anzi insegnava “non come gli scribi”.  Il Maestro colpisce i presenti nella Sinagoga sia perché i suoi insegnamenti sono dati “con autorevolezza” (exousía) (Mc 1,22), sia perché sono del tutto “nuovi” (1,27). Marco non ci dice in che cosa consiste questa autorevolezza ma si può immaginare che l’insegnamento di Gesù non fosse come quella degli scribi, che dicevano una cosa e facevano tutt’altro. L’autorevolezza suggerita dal Vangelo è la capacità di fare ciò che diciamo, il non limitarsi ad enunciare, a dire o a descrivere, ma sì a vivere per primi ciò che annunciamo. Sono infatti gli insegnamenti che provengono da una profonda convinzione e che si realizzano nella coerenza vissuta da Gesù tra pensare, dire e vivere. Il suo insegnamento è la sua stessa vita, lo si ascolta osservando il suo stile di vita. Il suo insegnamento parte dal cuore e sa andare al cuore di chi lo ascolta e farlo crescere; sa ri-creare, ri-orientare ed ecco perché è autorevole e nuovo. Carissima Elazioria, quanto sono lontano da ciò che ho appena detto! Mi vergogno di scrivere queste cose. Come potrei essere un “cristiano, un catechista o un missionario autorevole” se mi limitassi ad andare su “Google” semplicemente per copiare una predica o riflessione fatta da altri e venire a leggerla in pubblico senza una previa meditazione? Come essere autorevole se non sono in contatto costante con la Parola di Dio? Come farmi autorevole se dico una cosa e faccio tutt’altra? Come essere autorevole se insegno ciò che non riesco neanche a vivere? Mi scuso con Elaziorio il quale mi ha appena scritto pensando che avessi dimenticato di inviargli la lettera, mio PC non era in forma.

Un saluto dal tuo amico romano,
Osório, imc





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