Riflessioni

05 Feb 2018


Lettera di un romano a Elazioria (Mc 1,29-39)

Bussare alle porte per riscoprire la gioia dell'incontro
Mi sono orientato seguendo lo spostamento di Gesù, dalla Sinagoga verso la casa di Simon Pietro e Andrea, per scriverti cara Elazioria. Come puoi vedere lo spazio attorno a Gesù, nella sua giornata, tende ad allargarsi sempre di più: dalla sinagoga di Cafarnao (1,21) alla casa di Simone e Andrea (1,29), poi dalla casa a tutta la città (1,33), al luogo deserto (1,35), quindi ai villaggi vicini (1,38) e infine a “tutta la Galilea” (1,39). È bello sapere che Gesù non si è mai fermato in un solo posto. Seguendo Gesù in questi luoghi è possibile anche individuare le attività che scandiscono la sua giornata: predica nella sinagoga, visita le famiglia, guarisce gli ammalati, scaccia i demoni, si ritira in preghiera, visita i villaggi e le città…
Carissimi, Gesù lascia la sinagoga, luogo di lettura dei libri sacri e di preghiera, per entrare in casa che è “luogo di vita, di incontri e di relazioni”: trova quelli che vi abitano, tocca la loro ricchezza e i loro limiti. Dopo aver guarito la suocera, Gesù dice che non si sarebbero fermati in un solo posto: “andiamocene altrove”. Andare altrove: mentre io mi fermo sempre in una sola casa e non so neanche il criterio che ho usato per fermarmi solo in quella casa.  Eppure Gesù dice che è venuto non per fermarsi in un solo luogo, ma per “uscire”. Come Gesù è uscito dal Padre (Gv 8, 42), così il Figlio dell’Uomo deve uscire dagli spazi chiusi, dagli spazi “sacri” poiché tutto il resto dello spazio, oltre la casa, la città e i villaggi, è degno di essere toccato dalla sua Grazia e dalla sua presenza. È un “uomo in uscita” e la sua Chiesa dovrebbe essere continuamente “in uscita”.
Come sarebbe bello se vivessimo questa dinamica di “spostamento” come ci insegna il Maestro! In questi tempi, in nome della “privacy”, è difficile spostarsi e rendere visita alle persone nelle loro case. È difficile spostarsi per i villaggi tanto più per le città! Ricordo che c’era una persona che non vedevamo a messa (due domeniche): tutti si erano resi conto della sua assenza ma nessuno sapeva che cosa stava succedendo! Neppure uno aveva il coraggio di andare a bussare alla sua porta per informarsi. Quante volte vedo le persone che si rendono conto della morte di un loro vicino, magari dopo lungo tempo di malattia, solo quando vedono l’epigrafe che annuncia la sua morte?!!!
Carissima Elazioria, che cosa possiamo fare di concreto per non nasconderci dietro alla “privacy” in modo da vivere la dinamica pastorale proposta da Gesù – quella di uscire e di andare verso le case?
Carissima, un altro aspetto: Gesù, all’arrivo nella casa di Simon Pietro e di Andrea, trova la suocera di Pietro che è a letto, in posizione orizzontale è impossibilitata a muoversi a causa della febbre, la servono. La febbre le impedisce di servire. (Ho immaginato anche la mia febbre che mi impedisce di servire e di essere sensibile all’amore). Vedendola, Gesù la prende per mano, la alza, la mette in posizione verticale e lei si mette a servire. Gesù guarisce il suo egoismo e lei passa dalla morte alla vita, nasce all’amore e al servizio. Si risveglia quando è toccata per mano: tocco segno di comunione e di comunicazione. 
La prossima volta che verrò, spero di non fermarmi in una sola casa, ma di potere visitare tanta gente e rendermi conto della loro situazione.
 
Tuo Osório





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