Riflessioni

27 Mar 2018


Lettera di un romano a Elazioria. Verso il profumo della Pasqua

2° - monetizzare il profumo dell'amore è un vero pericolo

Carissima, come ti sarai resa conto leggendo il Vangelo di ieri (Gv 12,1-12), nella casa di Betàni, non c’erano solo Gesù, Maria, Marta e Lazzaro. C’erano anche i discepoli di Gesù che lo seguivano. In questa pagina, viene nominato e specificato solo uno di essi: “Giuda l’Iscariota, quello che stava per consegnarlo”. Giovanni, l’Evangelista fa tacere Lazzaro, sintetizza l’agire di Marta con il verbo “servire” all’imperfetto cioè un’azione continuata e, mette da un lato la descrizione concreta dell’atteggiamento di Maria - quella che sparge il profumo - e dall’altro la reazione del famoso Giuda. Di Maria, Gesù gusta e gode di quel gesto di un così grande amore e di una grandissima distinzione; con Giuda, invece, Gesù reagisce duramente, spiegando il segno del gesto di Maria e condannando il rimprovero di Giuda: “Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.

Davanti all’odore di quel profumo, che valeva molto di più del denaro poiché simbolizzava tutto l’amore che Maria aveva per suo Signore… davanti a quell’amore che riempiva tutta la casa e a quel gesto sconveniente per le società dell’epoca… il nostro carissimo Giuda, invece, minimizza e monetizza: “perché questo unguento non si è venduto per trecento denari e si è dato ai poveri?”.

Ricordiamo che quando Giovanni scrive che “il profumo era di nardo genuino, molto pregevole voleva significare l’amore incondizionato, totale e fedele di Maria: “era di nardo” cioè molto prezioso; “era genuino” cioè autentico e fedele che, nella Bibbia, indica l’amore autentico e fedele di Dio; e infine “era pregevole” cioè aveva un pregio grandissimo. Il nardo era un profumo costosissimo, valutato da Giuda in trecento denari, corrispondenti quasi alla paga annuale di un bracciante agricolo, era lo stipendio di trecento giorni lavorativi; lo stipendio di quasi un intero anno speso in una sola volta e per un gesto, secondo Giuda, praticamente inutile. Scrivendo “era pregevole” Giovanni non vuole dare enfasi al costo quanto piuttosto al valore profondo del gesto di Maria.

Giuda, come tanti altri traditori del profumo dell’amore, non vedono il valore di un gesto così semplice, prezioso che nessun valore economico potrebbe equiparare! Giuda, nei suoi interessi egoistici, pensa solo al denaro; “Giuda sta dando un prezzo alla persona di Gesù: ma l’Amore non ha prezzo, come esprime il silenzio di Maria che risulta più eloquente di ogni parola. Maria svaluta il denaro, Giuda svaluta l’Amore! Maria consacra Gesù come Messia e a Lui si consacra nell’amore. Giuda dissacra l’Amore e lo svenderà per trenta denari!” Ciò che può distruggere il profumo di Betània è la sete che Giuda ha di monetizzare ogni gesto d’amore.

Quante volte nella mia vita, penso sempre a monetizzare i gesti dell’amore della mia famiglia e dei miei amici? Quanto sono capace di valorizzare il gesto del profumo di Betània che mi viene spasrso ogni giorno dalla mia famiglia, dai miei amici? Quante volte la voglia e il desiderio di monetizzare e quantificare l’amore ha distrutto l’odore del profumo della mia casa?

A volte, ci nascondiamo dietro ai poveri, ai deboli, ai fragili a causa del nostro monetizzare, quantificare. Giovanni chiama Giuda “ladro” poiché “disse questo non perché gli importava dei poveri, ma perché era ladro e, avendo la borsa, portava via le cose messe dentro”. Si nota che l’aiuto ai poveri è una maschera per i propri furti. Giuda copriva con la scusa dei poveri la sua brama di denaro. Mentre Maria condivideva, Giuda rubava. Mentre Maria spargeva l’odore del profumo, Giuda impediva che il profumo si spargesse.

Come diceva Mons. Mario Russotto “se Maria di Betània è l’icona della gratuità, Giuda è l’immagine del calcolo più meschino e interessato. La gratuità è contagiosa. Il calcolo interessato svuota, prende e pretende per sé: non solo uccide il dono, ma condanna alla sterilità del cuore”.

Quante volte ci nascondiamo dietro all’aiuto dei poveri, mentre ci arricchiamo a costo dei poveri? Quante volte uccidiamo il dono e la gratuità nelle nostre relazione?

Il Vangelo di oggi (Gv 13,21-33.36-38) ricorda il progetto di Giuda di tradire Gesù, ma Giuda già a Betania aveva iniziato il tradimento. Tradiva quando voleva quantificare e monetizzare il gesto d’amore: anche io sono “altro Giuda” se, nella mia famiglia, cerco di quantificare e monetizzare i singoli gesti d’amore… Giuda tradiva quando usava la maschera per i propri furti: anche io sono “altro Giuda” quando mi nascondo dietro la maschera delle mie cattive intenzioni.  

Immaginiamo quante volte siamo “altro Giuda” nelle nostre relazioni con Dio, con il prossimo e con l’umanità.

Carissima Elazioria, vorrei finire questa mia lettera chiedendo che il Signore ci dia il coraggio di continuare a spargere il profumo dell’amore e di non essere come Giuda che, volendo monetizzare e quantificare l’amore, uccide tutta la gratuità dell’amore. Che questa nostra società, abile a quantificare e a monetizzare, non ci faccia uccidere il dono e la gratuità.

A domani e buon martedì santo,
tuo amico romano
p. Osorio, imc
 
p.s. fra poco anche se sarò ancora romano, mi considererò “montelliano”





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