Riflessioni

28 Mar 2018


Lettera di un romano a Elazioria. Verso il profumo della Pasqua...

3° - l’amore da non tradire

Carissima Elazioria, come ben sai, non si può tradire il profumo di Betània: dobbiamo annusarlo e lasciare che, ovunque andremo, si possa sentire questo profumo di nardo genuino e molto pregevole che è l’Amore.

Gesù aveva annunciato che sarebbe stato tradito (“uno di voi mi tradirà” - Gv 13,21) e lo fa dopo avere lavato i piedi ai suoi discepoli nel Cenacolo. Non erano più in Betània, ma si erano spostati nel Cenacolo a Gerusalemme. Inoltre tutti sapevano chi sarebbe stato il traditore: Simon Pietro aveva chiesto: «Signore, chi è?». Aveva risposto Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui (Gv 13,25-27).

Oggi invece vediamo Giuda l’Iscariota in azione. Siamo al Vangelo di Matteo (Mt 26,14-25). Giuda ha già ricevuto il rimprovero da parte di Gesù rispetto al gesto di Maria, che, secondo Giuda, sprecava un profumo carissimo solo per ungere Gesù. A quel punto Giuda matura il desiderio, per egoismo, di vendere il suo Maestro. Va dai Sommi sacerdoti e dice: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”.

“Quanto mi volete dare?”. Nel meditare su questa domanda mi cadono le lacrime: Giuda vuole vendere il suo maestro per interesse economico, per sete di denaro ma anche di potere: “quanto mi volete dare”. Quanto è triste il monetizzare!

“Quanto mi volete dare?”. Questa domanda rivela che Giuda non tradisce il suo maestro per una motivazione ideologica o per invidia, ma che c’è brama di un bene materiale. Infatti, quando sono fissate le condizioni dello scambio - cioè trenta denari - Giuda realizza il suo obiettivo.

Quanto costa una persona? Quanto costa una relazione? Quanto costa l’amore? A Betània Giuda pensava di prendere il profumo per venderlo a “trecento denari” e rimanere con quei soldi; ora, nel profumo del Cenacolo, come vedremo domani, Giuda combina la somma di trenta monete d’argento per tradire Gesù. Questo tradimento è così grave perché è commesso da uno dei dodici discepoli, da uno degli amici e non da un nemico pubblico. Giuda si lascia corrompere per trenta denari.

“Quanto mi volete dare?” per consegnare la mia fedeltà, il mio amore al Signore, alla mia Chiesa, alla mia famiglia e ai miei amici? Quante persone sono pronte a vendere l’amicizia, l’amore, le relazioni per pochi “denari”, per la ricchezza, cioè per qualcosa che si può monetizzare, quantificare e che appare più conveniente, e così tradire qualcuno che aveva riposto in noi la fiducia. Il tradimento va contro il profumo di Betània e del Cenacolo, va contro l’amore.

“Trenta denari d’argento”. Giuda ha venduto il suo maestro per trenta monete d’argento. Anche noi vendiamo e tradiamo il maestro per queste trenta monete d’argento, cioè per “quei piccoli successi umani, che poi alla fine risultano essere un vuoto incolmabile del cuore e della mente? Si vende Dio, si vende le relazione, si vende quasi tutto per il nulla, per il vuoto. Talvolta si vende la vita degli amici anche solo per un misero applauso umano, una terrena riconoscenza, una medaglia, un elogio pubblico, una lapide. Si vende il tutto per il niente e questo accade perché si è persa la fede in Cristo Gesù e nelle sue vie di salvezza vera.

È triste per Gesù, che il suo gesto d’amore venga misurato e scambiato per una quantità così infima di denaro.

Nelle nostre società è tanto facile scambiare una relazione per una quantità di denaro.

Pensiamo a quelle volte che abbiamo distrutto il profumo di Betània e del Cenacolo con l’avidità di denaro e di potere e che diciamo “quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”

Il vostro amico romano,
p. Osorio, imc





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