Riflessioni

09 Nov 2016


PIENEZZA DI VITA

Lc 20, 27-38

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: "Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello". C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe". Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Riflessione

L’anno liturgico volge al termine, e il brano evangelico di questa domenica ci propone un confronto tra Gesù e una categoria particolare di persone che appartenevano ad un partito religioso-politico del suo tempo – i sadducei - sul tema della “resurrezione dei morti”. Essi, come ci presenta Luca, sono “quelli che negano che ci sia la resurrezione”. I sadducei, contrariamente ai farisei, accettavano solo l’autorità della Legge cioè della Torah e non della tradizione come ammettevano i farisei. Secondo gli Atti degli Apostoli i sadducei non credono né alla resurrezione, né agli angeli, néanche allo spirito; insomma negano una sussistenza spirituale dell’uomo dopo la morte (At 23,6).

I sadducei vanno da Gesù per presentare la loro difficoltà sulla resurrezione inventando una storia in cui una donna fu sposata successivamente da sette fratelli che muoiono uno dopo l’altro e, alla fine, muore anche lei: ecco allora che fanno la domanda a Gesù: “La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie”. In questa domanda c’è l’idea che la donna doveva allo stesso tempo appartenere a tutti i sette, nella resurrezione dei morti. Questa idea ci fa pensare, ma anche Gesù stesso lo fa notare, che i sadducei avevano una concezione erronea della resurrezione - quella materiale: per loro la vita nuova che gli uomini avranno dopo la morte è una continuazione esatta della vita che essi avevano prima della morte. I sadducei sono fissi alla loro logica realistica e materialista. E siccome erano di una classe dei ricchi, pensavano dunque a continuare a vivere come sempre hanno vissuto perpetuando il presente come se si dicesse “quello che abbiamo oggi, ne avremo domani e nessuno ci toglierà”. Una idea egoistica.

Per Gesù “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito”. Insomma, come dice Vanhoye, Gesù afferma che dopo la risurrezione gli uomini sono uguali agli angeli, sono figli di Dio: hanno un’esistenza spirituale, anche se con il loro corpo risorto.  Siamo figli di Dio e dobbiamo creare un rapporto profondo con questo Dio. E cosi Gesù appoggiandosi alla Torah parla di questo Dio: “Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Non un Dio dei morti ma un Dio dei viventi”.

Gesù ci insegna che dobbiamo essere fedeli a Dio, che è sempre fedele a noi, e che la sua fedeltà non è basata sull’avere, né sulla prosperità e neanche sulla discendenza in questa vita. La nostra speranza è in Dio della vita, Dio vivente e non sui beni e le cose di questa vita.






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