Riflessioni

28 Giu 2017


Volare e cadere, sempre nelle mani di Dio

Mt 10,26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «26Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. 27Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. 28E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. 29Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. 30Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! 32Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

 

Riflessione

Voi valete più di molti passeri! La tenerezza di un Dio che si prende cura dei passeri, che tiene conto delle mie cose più fragili ed effimere: mi conta i capelli in capo. Sono un passero che ha il nido nelle mani di Dio, eppure ho paura, perché i passeri continuano a cadere a terra, continuano a morire bambini a migliaia, venduti per poco più di due denari. Lui lo sa e ripete per tre volte: Non temete, non abbiate paura, non abbiate timore. Neppure un passero cade a terra senza che Dio lo voglia. Ma allora è Dio che spezza il volo? È Lui che vuole la morte? No. La parola greca (aneu) è tradotta in modo errato, essa non evoca il volere di Dio, ma significa «senza Dio, lontano da Dio, senza che lui ne sia coinvolto». Nulla accade nell'assenza di Dio; invece molte, troppe cose accadono contro il volere del Padre. E allora il dramma non è solo nostro, esso è anche di Dio (Turoldo). Che è presente, partecipa, si china su di me, intreccia la sua speranza con la mia, il suo respiro con il mio, la sua parola con la mia. Dio non si colloca tra salute e malattia, ma tra disperazione e fiducia. Suo paese non sono le cellule dell'organismo, ma le fibre della paura, dove si annida quella che i salmi chiamano la bestia del canneto.
Dio sta nel riflesso più profondo delle lacrime, per moltiplicare il coraggio. Non uccide gli uccisori di corpi, dice che qualcosa vale più del corpo. Non placa le tempeste, dona energia per continuare a remare dentro qualsiasi tempesta. E noi proseguiamo nella vita per il miracolo di una speranza che non si arrende, di cuori che non disarmano. Verranno notti e reti di cacciatori, verrà anche la morte, ma nulla ci potrà separare dall'amore di Dio, né spada, né morte, né angeli, né demoni (Rom 8,39).
Sì, è vero i passeri e i capelli contati hanno da attraversare la morte. Ma nulla andrà perduto. Gesù mi insegna a proclamare il diritto a che mi sia restituito fino all'ultimo capello di quel corpo che ha sofferto e testimoniato che la vita appartiene solo a Dio. Temete piuttosto chi ha il potere di far morire l’anima. L'anima può morire! Mortali sono la superficialità, l'indifferenza, l'ipocrisia, quando disanimi gli altri attorno a te, togli anima e coraggio e innocenza, deridi gli ideali e gli innamorati. È il disamore che fa morire.
"Di un peccatore si può fare un santo, ma di coloro che non sono niente, né cristiani, né pagani, né appassionati né freddi, né santi né peccatori, di loro, le anime morte, che cosa ne faremo?" (Peguy).
 
p. Ermes Ronchi





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