Vite esemplari

16 Gen 2018


16 gennaio, Vittorio Veneto ricorda San Tiziano

Scopriamo chi è il santo patrono della città e della diocesi di Vittorio Veneto…

Nascita - Formazione - Elezione a Vescovo

Tiziano nacque nella seconda metà del sec. VI da una nobile famiglia di Eraclea, antica città veneziana che fino al 1950 si chiamava Grisolera. In adolescenza fu mandato ad Oderzo, che allora si chiamava Opitergium, dove venne educato e istruito dal vescovo Floriano. Crescendo in età, Tiziano sentì maturarsi in lui la vocazione al sacerdozio, sollecitato dalla sua inclinazione a mettersi al servizio della povera gente ma anche dagli esempi del suo maestro San Floriano. Questi, a tempo debito, fu ben felice di ordinarlo diacono e poi sacerdote. In seguito, avendo dato prova di un'eccellente preparazione pastorale, a Tiziano fu affidato l'incarico di economo e di arcidiacono della Chiesa opitergina.
Quando s. Floriano lasciò la diocesi per diventare missionario nelle terre inospitali, il clero e il popolo elessero Tiziano vescovo di Oderzo. Egli resse la diocesi di Oderzo in modo eccellente, ammaestrò con la parola e l’esempio, visse molto santamente, divenne famoso per i suoi atti d’amore verso i poveri, nonché per la sua appropriata predicazione e per la netta presa di posizione contro l’eresia ariana allora dilagante fra i Longobardi invasori.
Ricco di virtù e meriti, Tiziano morì nell’anno 632 d. C., il 16 gennaio. Fu deposto in un sepolcro distinto presso la chiesa della sua città, dove il popolo accorse subito numeroso a venerarlo come santo, riconoscendone i grandissimi meriti acquistati in vita e testimoniando i molti miracoli che si ottenevano per sua intercessione. Gli eracleani, dal canto loro, non tardarono a rivendicare le reliquie, ma gli opitergini strenuamente si opposero. Qui entra in campo una bella leggenda tanto cara al popolo devoto a San Tiziano e illustrata dal pittore Pomponio Amalteo in cinque splendide tavole (1530) conservate nel museo Diocesano d'Arte Sacra.

La Leggenda

Concittadini e parenti di San Tiziano, venuti un giorno a Oderzo da Eraclea col pretesto di visitarne il sepolcro, calata la notte, trafugarono il suo corpo, lo misero in una barca ormeggiata nelle acque del fiume Monticano e cercarono di fuggire per raggiungere il fiume Livenza. Gli opitergini, accortisi ben presto dell'accaduto, si diedero ad inseguire i rapinatori e li raggiunsero nelle vicinanze del castello di Motta, dove il Monticano confluisce nel Livenza. Sulle sponde del Livenza, opitergini ed eracleani si trovarono gli uni contro gli altri armati. Quando già stavano per azzuffarsi, comparve loro un vecchio misterioso che li esortò a non ricorrere alla violenza ma a lasciare piuttosto il corpo del Santo nella barca, pregando Dio affinché indicasse dove voleva che fosse portato. Poi, il vecchio disparve. La barca allora, con meraviglia di tutti, cominciò a risalire il Livenza fino ad una località detta Settimo (Portobuffolè) dove si fermò, incominciando qui il fiume ad essere poco navigabile. Il corpo fu allora deposto sulla sponda del fiume e quindi caricato su un carro trinato da buoi, avendo in animo gli opitergini di riporre il Santo nella loro città. Ma i buoi non riuscivano a smuovere il carro. Riapparve il vecchio misterioso che esortò tutti a pregare ancora il Signore, perché facesse conoscere il suo divino oracolo. Dopo un digiuno di tre giorni, una buona vedova del luogo fu mossa da una divina rivelazione ad attaccare a un carro la mucca ed il vitello che possedeva, poi a collocarvi sopra il corpo di San Tiziano e lasciare quindi che i due animali trainassero il carro per la strada voluta dal Signore. Fu così che quegli animali, fra lo stupore, le preghiere e le ovazioni della gente che intanto accorreva sempre più numerosa ad accompagnare il Santo, si diressero verso le amene colline dove sorgeva Ceneda (comune che, dal 1866, fu fuso, insieme a Serravalle, nell’unica città di Vittorio Veneto). Secondo la leggenda, alle porte della città San Tiziano compì un grande miracolo, risanando all'improvviso una giovane donna da molto tempo gravemente ammalata. Il corpo del Santo, fra l'entusiasmo di tutto un popolo fu e con tutti gli onori, fu dunque collocato a Ceneda nell'antica chiesa dedicata alla Madonna Assunta. Questi fatti sarebbero avvenuti nell'anno 652 d.C. circa, un decennio dopo la conquista di Oderzo (639 – 640) da parte di Rotari, re dei Longobardi.
Dicono gli storici locali che l'importante evento della traslazione a Ceneda del corpo di San Tiziano fu provvidenziale perché, nell'anno 665 o 668, Grimoaldo re dei Longobardi distrusse Oderzo dalle fondamenta; le Reliquie del Santo sarebbero quindi andate perdute se fossero rimaste nel loro primitivo sepolcro.

Oltre la Leggenda

Gli studiosi moderni hanno cercato di scoprire nella tradizione antica e nella leggenda ciò che è realmente accaduto. Secondo le loro conclusioni, la traslazione del corpo di San Tiziano da Oderzo a Ceneda avvenne ad opera dei Longobardi, i quali intesero trasferire così anche la sede del vescovo, avendo intenzione di distruggere Opitergium, come poi di fatto avvenne nel 665.

Il Culto

Le reliquie sono venerate nella cripta della cattedrale di Ceneda, poste in una bellissima urna di bronzo di stile neobizantino in forma di sarcofago.
Svariate opere d’arte lo raffigurano nelle cattedrali di Ceneda e di Oderzo e in altre chiese venete, una decina di parrocchie sono dedicate al suo nome. Lo stesso Tiziano Vecellio lo ha raffigurato in due dipinti a Pieve di Cadore e a Lentinai di Belluno.

Antica Sagra di San Tiziano

Ogni anno, in questi giorni, Ceneda di Vittorio Veneto si anima per i festeggiamenti in onore del patrono della città e della diocesi vittoriese. In piazza Giovanni Paolo I è stato allestito il parco divertimenti con una ventina di giostre per grandi e piccini ed è attivo - fino al 21 gennaio - il chiosco per un caldo ristoro con tè caldo, vin brûlé e panini, a cura dei giovani volontari della parrocchia (il ricavato sarà destinato alla realizzazione di una cucina all’interno del patronato Costantini – Fiorentini). In patronato è aperta - dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18.30, il sabato dalle 15 alle 20 e la domenica e nei giorni festivi dalle 8.30 alle 20 - la pesca di beneficenza curata dall’omonimo gruppo parrocchiale capitanato da Francesca Meneghin. Giunta alla sua 25esima edizione, la pesca, quest’anno, mette in palio 7.500 premi! La giornata odierna è inoltre dedicata alle celebrazioni religiose: alle 10 il solenne pontificale presieduto da monsignor Pizziolo, alle 15 in cripta la messa e alle 19 la messa concelebrata da tutti i parroci della forania di Vittorio Veneto.






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