Vite esemplari

26 Lug 2018


Anna e Gioacchino: un modello per i genitori e i nonni di oggi

I santi del giorno ci mostrano come essere strumenti di grazia e di preparazione alla vita e alla fede

Lui si chiamava Gioacchino, era un uomo ricco e pio, ma non aveva figli; umiliato pubblicamente a causa della sua presunta sterilità, se ne andò nel deserto a digiunare per quaranta giorni e quaranta notti. Lei si chiamava Anna ed era sua moglie; in assenza del marito rimase a piangere la sua solitudine e a pregare in un giardino pieno di nidi di passeri. Ecco che un angelo le apparve per annunciarle un figlio; la donna decise di dedicarlo a Dio. Anche al marito si presentò il messaggero: l'uomo tornò ad incontrare la moglie, da quel momento, presentò le sue offerte al Tempio a testa alta.

Nacque una bimba, Maria; a sei mesi era già capace di camminare e cresceva in una stanza della casa trasformata in santuario dai genitori, che vegliavano perché nulla di impuro la toccasse. Quando ebbe un anno, il padre fece un gran convito per presentarla e farla benedire dai sacerdoti. Anna cantava la sua gioia al Signore. Quando ebbe due anni, Gioacchino voleva portarla al Tempio per adempiere la promessa fatta a Dio, ma Anna chiese ancora un anno di tempo per assicurarsi che la bimba non sentisse troppo forte la mancanza del padre e della madre. Quando ebbe tre anni, l'uomo fece chiamare fanciulle che la accompagnassero al Tempio alla luce delle fiaccole. Il sacerdote la accolse ed i genitori la lasciarono ammirati perché la piccola non si era nemmeno girata a guardarli.

Una storia esemplare quella narrata dal Protovangelo di Giacomo (II secolo). Anna significa «grazia», Gioacchino significa «preparazione del Signore»; si capisce così il loro ruolo di genitori della Vergine e nonni del Salvatore. Ma ogni mamma ed ogni papà, ogni nonno ed ogni nonna possono essere strumenti di grazia e di preparazione alla vita e alla fede, in quanto depositari di tradizione, saggezza e valori.

Anna e Gioacchino ci suggeriscono l’apertura ad accogliere la volontà di Dio mettendosi sempre al servizio dei figli e dei nipoti, non con quel modo di fare troppo assillante e ansioso, e nemmeno riversando troppa ansia e paura. L’essere genitori e nonni è quella presenza discreta sempre pronta ad ascoltare, sempre attenta a costruire la pace in famiglia, provando a correggere con dolcezza, a indirizzare con saggezza e ad accogliere con tenerezza tutte le volte che l’occasione è offerta. La prima tentazione da vincere per andare in questa direzione è quella di considerare i figli una proprietà. Lungi dall’esserlo, un figlio è dono, e come tale va considerato. Di qui l’impegno a mettersi in ascolto delle reali inclinazioni dei figli e ad avviarli nella ricerca della propria vocazione, senza ostacolare in alcun modo i loro propositi di bene e lasciando che il naturale distacco si compia. Anna e Gioacchino ci ricordano che non tutte le vicende dei figli sono comprensibili ai genitori. Le storia di Maria avrà certamente suscitato inquietudini nel cuore dei suoi genitori ma la loro fede li ha spinti ad affidarsi alla volontà di Dio. Quando una famiglia vive con fede la propria vita domestica, familiare, riesce molto più facilmente ad avere fiducia anche nei figli che se ne vanno per seguire la propria strada. Anna e Gioacchino invitano tutte le famiglie del mondo a non avere fretta nell’esprimere giudizi, ma ad attendere i tempi necessari nei quali si svelerà un raggio della volontà di Dio. Ed allora tutte le preoccupazioni si trasformeranno in gioia, tutte le notti insonni in serate in cui lodare Dio per il suo immenso amore. Le opere di bene richiedono fatica, rinunce e sopportazioni, ma il dono che si riceve ripaga di tutti i pesanti sforzi e le lunghe attese.
 
[Immagine: Giotto, "Anna e Gioacchino. L'incontro alla Porta Aurea" (1303-1305), Cappella degli Scrovegni, Padova]





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