Vite esemplari

21 Set 2018


Chiara Corbella, una commovente storia di ordinaria santità

Proprio oggi avrebbe festeggiato dieci anni di matrimonio con Enrico Petrillo. Nata a Roma il 9 gennaio 1984, è morta a 28 anni dopo aver rifiutato di curarsi il cancro diagnosticato al quinto mese di gravidanza per proteggere il bambino: per lei la Diocesi di Roma ha avviato la causa di beatificazione.

Una santa della porta accanto, con un sorriso contagioso cha la fa sentire amica anche se personalmente non l’hai mai conosciuta. «Una di noi», dicono tanti. Forse per questo oggi a mezzogiorno, in un venerdì lavorativo, centinaia di persone sono accorse nella basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, per partecipare all’avvio ufficiale della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione della serva di Dio Chiara Corbella in Petrillo. Esattamente dieci anni fa, il 21 settembre 2008 nella chiesa di San Pietro ad Assisi, il matrimonio con Enrico dopo sei anni di fidanzamento, da cui sono nati tre figli: i primi due, Maria Grazia Letizia il 10 giugno 2009 e Davide Giovanni un anno dopo (24 giugno), morti pochi minuti dopo la nascita a causa di malformazioni gravissime, scoperte nei primi mesi di gravidanza. La giovane coppia vive questa esperienza con una fede salda, decisa nel custodire quelle vite a loro affidate con «una misteriosa letizia» tanto evangelica quanto francescana, che Enrico ha citato in una delle canzoni da lui scritte, intitolata “Chicco di grano” e dedicata alla prima figlia. Chiara dirà: «Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci due figli speciali, ma ci ha chiesto di accompagnarli solo fino alla nascita». Nel 2011, mentre lei è in attesa del terzo figlio Francesco, un carcinoma molto raro e aggressivo alla lingua la colpisce. Affronta le cure ma rifiuta quelle che possono danneggiare il bambino che porta in grembo, e soprattutto non accetta di anticipare il parto per salvare se stessa e compromettere la vita di Francesco, che viene alla luce il 30 maggio 2011. Poi gli interventi, la chemioterapia e la radioterapia. Ma «il drago», come lei stessa definiva il cancro, attacca altri organi vitali e il 13 giugno 2012 Chiara si spegne serenamente, a 28 anni, dopo aver detto a tutte le persone care: «Ti voglio bene».

Già al suo funerale il 16 giugno, nella parrocchia di Santa Francesca romana all’Ardeatino, centinaia di persone si erano strette intorno a lei. «Ha prodotto e continua a produrre frutti di conversione in molte persone, che vengono spinte dalla sua storia a interrogarsi sul senso della vita», ha sottolineato il cardinale vicario della diocesi di Roma Angelo De Donatis. Proprio prevedendo l’afflusso di tanta gente, il porporato ha voluto che la cerimonia – iniziata con un canto d’invocazione allo Spirito santo suonato dal marito Enrico Petrillo, accompagnato da un coro di amici – si svolgesse non come di consueto nell’Aula della Conciliazione del Vicariato, ma nella cattedrale romana, pronta ad accogliere familiari, parenti, amici e tanti sconosciuti che sono venuti a contatto con la vicenda di Chiara tramite passaparola, i social network e il libro biografico “Siamo nati e non moriremo mai più”, bestseller pubblicato nel 2013 dalle edizioni francescane Porziuncola che sfiora le 100 mila copie ed è stato tradotto in 13 lingue. C’è chi ha preso un permesso al lavoro per esserci e chi è partito da altri paesi e città, turisti stranieri arrivati per visitare la basilica e alla ricerca dell’immaginetta con il volto radioso di questa giovane sposa e mamma e nel retro la preghiera per chiederne l’intercessione.

«La conoscenza della vita di Chiara suscita speranza in moltissimi giovani e meno giovani, fidanzati e coppie, che in lei toccano quasi con mano la vicinanza del nostro Signore infinitamente buono e misericordioso. La sua tomba nel cimitero del Verano è frequentemente visitata, meta di preghiera e di richiesta di grazie per tante persone», ha concluso il cardinale. Ora inizierà l’esame degli scritti lasciati da Chiara, insieme agli interrogatori di oltre 40 testimoni (laici, religiosi, sacerdoti) che l’hanno conosciuta da vicino: familiari, parenti e amici chiamati a raccontare al Tribunale diocesano come hanno visto incarnarsi in lei la fede, la speranza e l’amore. La pienezza della vita evangelica, in sintesi. 

 

Fonte: Famiglia Cristiana






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