Vite esemplari

18 Ago 2019


Elena, madre di Costantino Imperatore

La preziosa testimonianza di chi ha saputo trasformare una posizione di prestigio in esercizio di virtù.

Elena nacque a Drepane, in Bitinia, intorno alla metà del III secolo. Non era nobile e neppure ricca, anzi era figlia di un oste ed essa stessa lavorò nella locanda paterna. Dobbiamo immaginare che fosse bella se il tribuno Costanzo Cloro nel 270 se ne innamorò e la sposò (erano entrambi pagani). Da loro nacque Costantino e l’unione continuò fino al 293, quando Costanzo Cloro venne nominato Cesare da Diocleziano, che lo obbligò a ripudiare Elena, essendo l’unione coniugale con una persona d’origine plebea incompatibile con la nobiltà acquisita.

Elena subì l’umiliazione, con la perdita della sua famiglia, del marito, del figlio e della rilevante posizione sociale che aveva, ma si ritirò in silenzio e umiltà, senza recriminare, conducendo una vita esemplare. Tuttavia, quando Costantino nel 306 a York fu acclamato Augusto dalle legioni della Britannia, la sua vita mutò ancora: improvvisamente chiamata a corte dal figlio, fu posta nella più alta dignità, come nobilissima foemina. Quando Costantino divenne totius orbis imperator, ricevette il titolo di Augusta.

Come e quando avvenne la conversione al Cristianesimo della madre e del figlio non è molto chiaro: lo storico Eusebio afferma che fu lui a convertire lei, ma potrebbe essere un atto di cortigianeria. In effetti, vedendo le opere dell’uno e dell’altra, parrebbe l’opposto: Costantino attese l’avvicinarsi della morte nel 337 per ricevere il battesimo.

Cristiana e potente, Elena interpretò la sua nuova parte nel modo migliore: potendo attingere al tesoro imperiale se ne servì facendo del bene: nei suoi viaggi soccorreva quanti avevano bisogno, provvedendo alle necessità addirittura di città intere. Dalle sue mani passavano fiumi di beni, alimenti, indumenti, denaro per i bisognosi e provvide a liberare prigionieri dalle carceri, dalle miniere, a rimpatriare esiliati. A questo accompagnò una vita esemplare, una modestia, una grande umiltà, disdegnando il lusso e gli agi della sua condizione. Vestiva modestamente e si confondeva con la gente comune per partecipare alle funzioni religiose, invitando gl’indigenti alla sua tavola e servendoli con le sue mani, come un giorno faceva alla locanda paterna. Dovette avere anche una certa cultura e una notevole vita interiore; coltivava con amore le Sacre Scritture, tanto che, in tarda età, sentì il bisogno di partire per l’Oriente a visitare i luoghi dove era vissuto Cristo e dov’era nato il Cristianesimo. Intorno a lei, si formò un gruppo di ricercatori, studiosi, religiosi dediti a pratiche particolari del culto, per i quali i luoghi, gli oggetti, i segni concreti della vita del Salvatore, costituivano altrettanti simboli o vie d’interpretazione del messaggio cristiano. Seguendo un interesse diffuso e con grande intuizione, Elena iniziò nella Terra Santa un’attività non più estemporanea o casuale come quella dei pellegrini, ma una ricerca quanto possibile sistematica e organizzata, disponendo praticamente di risorse illimitate. Ripercorse così i luoghi della vita di Gesù, individuandoli con scavi, ricerche e definendoli con edifici. Diede protezione a reperti e fece costruire basiliche nelle località più significative: la Basilica dell’Anastasis sul Sacro Sepolcro, la Basilica della Natività a Betlemme, la Basilica dell’Ascensione sul Monte degli Ulivi, Santa Croce a Gerusalemme. In pratica il pellegrino che anche oggi visita i luoghi santi si appoggia all’opera di Sant’Elena e segue la sua prima traccia.

Qui s’innesta la leggenda, riguardante la scoperta, detta invenzione, della Croce su cui Cristo morì. S’innesterà poi, soprattutto nel periodo medievale, un materiale leggendario sul lignum crucis, che è uno dei più fascinosi e misteriosi miti cristiani. La storia si trova narrata nella Leggenda aurea di Jacopo da Varagine che la raccoglie da altri. Dice che Elena, giunta a Gerusalemme, chiese alle autorità se conoscessero il luogo nel quale si trovava la Croce della Passione di Cristo. Solo un tale di nome Giuda lo sapeva e fu costretto a rivelarlo dopo che fu calato senza cibo in un pozzo. Si scavò nel luogo indicato dove vennero fuori tre croci che furono esposte nella piazza di Gerusalemme. Ora avvenne che passò di là un funerale e Giuda suggerì di porre sulle tre croci il cadavere. Deposta la salma sulla prima croce non accadde nulla, e neanche sulla seconda, ma sopra la terza il morto riprese vita; così si conobbe quale fosse la Croce di Cristo. Fu ancora Giuda a ritrovare anche i chiodi della Crocifissione. La loro destinazione è controversa, ma la più nota è che Elena con questo ferro fece fare un morso per il cavallo di Costantino e un diadema, che oggi si vuole sia la Corona Ferrea. La stessa Leggenda Aurea suggerisce altre destinazioni per i chiodi, così come per quello che riguarda la Croce, della quale la stessa Elena avrebbe preso una parte per portarla al figlio, collocandola nella basilica romana fatta da lei innalzare. Il resto, racchiuso in una teca preziosa, fu lasciato a Gerusalemme. Secondo un’altra tradizione la Croce rimase intera a Gerusalemme.

Elena morì presumibilmente tra il 338 e il 330, assistita dal figlio, a circa ottanta anni in un luogo che è rimasto sconosciuto. Il corpo venne trasportato a Roma e posto in un mausoleo di forma rotonda, con cupola. Si trovava sulla Via Labicana, ad duos lauros (Torpignattara) e il corpo era racchiuso in un sarcofago di porfido. Subito venne venerata come santa e ne testimoniarono la virtù Sant’Ambrogio, Eusebio, San Paolino e i pellegrini che giungevano a Roma non mancavano di onorarla.

Elena ha seguito la strada della santità nella posizione più difficile nella quale uno si possa trovare: la ricchezza, il potere, la gloria, il lusso, condizioni che seppe tenere a bada e volgere al fine migliore della carità e del culto. Non disprezzò quindi i talenti che il Signore le aveva dato e ne fece tesoro, seguendo la virtù proprio là dove è più difficile e dove risiede il fulgore vano della felicità terrena che abbaglia gran parte degli uomini.






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok