Vite esemplari

24 Giu 2019


Giovanni Battista, protettore dell'unicità

Giovanni Battista è l’unico Santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra il giorno della nascita terrena (24 giugno), oltre a quello del martirio (29 agosto). Tra le due date, però, quella più usata per la venerazione è la prima. È chiamato il “Precursore” perché annunciò la venuta di Cristo quando ancora si trovava nel grembo materno. Celebre l’episodio in cui sussultò di gioia nel grembo della madre, Elisabetta, quando ricevette la visita di Maria.

Elisabetta era sterile e ormai anziana. Zaccaria, suo marito, stava facendo offerte al Tempio quando gli compare l’arcangelo Gabriele che gli dice: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e prosegue nel descrivere le sue virtù: pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.

Dopo quella visione, Elisabetta concepisce un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il “messaggero celeste”, viene mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è nulla è impossibile a Dio”.
Maria allora si reca dalla cugina Elisabetta per farle visita e, al suo saluto, declama il bellissimo canto del “Magnificat” per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità; mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultava di gioia. Quando Giovanni nasce, il padre Zaccaria, che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per l’incredulità, riacquista la voce. Il luogo della nascita, Ain Karim, si trova a circa sette chilometri ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.

La nascita “miracolosa” di Giovanni ci dice che ogni vita umana che nasce è un miracolo, un mistero; in quella vita c’è un’unicità che ha diritto di dispiegarsi. Giovanni è nato da un desiderio che ormai aveva perso speranza. È nato come imprevisto. Ha preso un nome che nessuno aveva mai avuto nella sua famiglia. Si è fatto carico di una missione che probabilmente gli ha messo addosso l’appellativo di “strano”. Tutti i profeti sono un po’ strani, e, in quanto tali, fastidiosi agli occhi del mondo. Ma tutta questa “stranezza” è espressione di unicità. Ci vuole più coraggio ad essere se stessi che a omologarsi ai canoni del mondo, ci vuole più coraggio a scoprire e a farsi carico della propria vocazione che ad appiattirsi sulla logica del “così fan tutti”.

Giovanni con l’azione profetica e la predicazione annuncia la venuta di Gesù. Se da un lato il suo annuncio turbava, dall’altro esercitava una forza d’attrazione affascinante e misteriosa, quella che viene solo da chi è pienamente se stesso e ispirato. Comincia a battezzare «con acqua per la conversione», preparando un popolo degno di accogliere Gesù e il suo messaggio di Redenzione. Battezza anche Gesù, riconoscendolo come l'Agnello di Dio, «colui che toglie il peccato dal mondo». La sua missione è compiuta.

Muore per capriccio della moglie (lleggittima) del re d’Israele, Erodiate, per voce della figlia Salomé, la quale, al temine di una danza conturbante con cui si era attirata la simpatia del re (“Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”), chiede la testa del Battista. A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode si rattrista, poiché considerava Giovanni un uomo giusto e santo, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non vuole rifiutare e ordina alle guardie che gli venga portata la testa di Giovanni. Il Battista muore martire, decapitato.

Oggi lo ritroviamo in tantissime opere pittoriche: è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli. Sta lì a indicarci che ciascuno è investito di una missione e che questa è segno di unicità: nessun'altro può compierla al nostro posto, compierla significa esplicare pienamente noi stessi e dare senso al nostro passaggio qui sulla terra.






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