Maria Goretti, la martire che perdonò il suo assassino

È il simbolo della purezza difesa al costo della vita dopo un tentativo di stupro. Morì a 12 anni, fu beatificata nel 1947 e proclamata santa nel 1950 da papa Pio XII durante quell’Anno Santo. Il suo assassino, Alessandro Serenelli, fu condannato a 30 anni di prigione. Si pentì e si convertì solo dopo aver sognato Maria che gli diceva avrebbe raggiunto il Paradiso. Quando fu scarcerato dopo 27 anni chiese perdono alla madre della ragazza.

La famiglia povera nelle paludi dell'Agro Pontino

Nata a Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, Maria era la seconda di sei figli. I genitori (Luigi Goretti e Assunta Carlini) erano dei braccianti agricoli che riuscivano a stento a mantenere una famiglia così numerosa. Mentre tanti compaesani tentavano l’avventura dell’emigrazione nelle Americhe, i Goretti scelsero di spostarsi nell’Agro Pontino, zona a quel tempo infestata dalla malaria: pochissimi sceglievano di trasferirsi lì, dunque si poteva sperare in un’occupazione.

L’accordo con la famiglia Serenelli

Mentre i genitori si adoperavano nel lavoro massacrante dei campi, Maria accudiva alle faccende domestiche, tenendo in ordine la casa colonica e badando ai fratellini più piccoli. Dopo alcuni anni, il 6 maggio 1900, il padre non ritornò a casa, stroncato dalla malaria ai margini della palude. Maria, che allora aveva 10 anni, si trovò a dover consolare la madre e a badare alla casa e ai suoi fratelli. Nonostante il raccolto fosse buono, quell’anno la famiglia rimase in debito con il conte Mazzoleni dei diritti di mezzadria, tuttavia, costui cede alla disperata richiesta di mamma Assunta di non cacciarla poiché con sei figli non avrebbe saputo dove andare e la fa rimanere a patto che si associasse ai Serenelli, che abitavano nella stessa cascina e coltivavano altri terreni. La soluzione sembrò ideale, i Serenelli padre e figlio coltivavano i campi e Assunta accudiva i figli e le due case, oltre ai lavori sull’aia. Maria, non avendo più potuto andare a scuola, cominciò a dedicarsi alla vendita delle uova e dei colombi nella lontana Nettuno, al trasporto dell’acqua, alla preparazione delle colazioni per i lavoratori nei campi, al rammendo del vestiario. Era definita dalla gente dei dintorni “un angelo di figliola”. Ella, molto devota, come d’altronde tutta la famiglia Goretti, aveva insistito per fare la Prima Comunione a meno di undici anni; con grandi sacrifici riuscì a frequentare il catechismo, e nel maggio del 1902 poté ricevere l'Eucarestia.

I rapporti si incrinano

Fino ad allora fu una vita di stenti, duro lavoro, sacrifici. Intanto i rapporti fra il capofamiglia Serenelli e Assunta Goretti si incrinarono: egli, essendo vedovo, le fece ben presto capire che se voleva mangiare e dar da mangiare ai suoi figli, doveva sottomettersi alle sue richieste non proprio oneste. Siccome Assunta non era disposta a cedere, il Serenelli cominciò a controllare tutto, persino le uova nel pollaio e a passarle gli alimenti con il contagocce.
Maria intanto cresceva di bell’aspetto e di animo semplice e puro. Il figlio del Serenelli, Alessandro, a 18 anni compiuti, cominciò a guardare la ragazza con occhi diversi, insidiandola varie volte. All’ennesimo rifiuto di Maria, temendo che ella ne parlasse in famiglia, il giovane la minacciò di morte.

5 luglio 1902: la violenza e il perdono

Il 5 luglio 1902 i Serenelli ed i Goretti erano intenti alla sbaccellatura delle fave secche, mentre Maria sedeva nel pianerottolo a rammendare una camicia. Ad un certo punto Alessandro lasciò il lavoro con un pretesto qualsiasi e si avviò alla casa; giunto sul pianerottolo, invitò Maria ad entrare, ma lei non si mosse, allora la prese per un braccio e con una certa forza la trascinò dentro la cucina che era la prima stanza dove s’entrava. (Il racconto è stato successivamente riportato da Alessandro Serenelli stesso al Tribunale Ecclesiastico). Capite le intenzioni del ragazzo, Maria oppone resistenza. Il giovane Serenelli, cieco dal furore, prese a colpirla a coltellate. Le grida della ragazza fecero accorrere la madre, che la trovò in una pozza di sangue. Fu trasportata nell’ospedale di Orsenico di Nettuno, ma, a causa della copiosa perdita di sangue e della sopravvenuta peritonite provocata dalle ferite, i medici non riuscirono a salvarla. Spirò il giorno dopo il 6 luglio 1902, dopo essere stata iscritta tra le Figlie di Maria e aver ricevuto gli ultimi Sacramenti. Negli ultimi istanti di lucidità, inoltre, ella riuscì a perdonare il suo assassino, dicendo alla madre: “Per amore di Gesù lo perdono; voglio che venga con me in Paradiso”.

Il pentimento di Alessandro e la beatificazione di Maria

Alessandro, arrestato e condannato al carcere, già nel 1910 si era pentito e aveva sognato “Marietta”, come veniva chiamata, in Paradiso che raccoglieva fiori e glieli donava con il suo inconfondibile sorriso. Quando uscì dal carcere nel 1928, andò da mamma Assunta a chiederle perdono e in segno di riconciliazione si accostarono entrambi alla Comunione nella notte di Natale di quell’anno. Il 31 maggio 1935 nella Diocesi di Albano si apriva il primo processo per la beatificazione di Maria Goretti, che avvenne il 27 aprile 1947 di fronte a una folla immensa e con l’allora papa Pio XII (lo stesso papa che la canonizzò il 24 giugno 1950); la madre, malata e seduta su una sedia a rotelle, assistette al rito da una finestra del Vaticano.
Il corpo si santa Maria Goretti riposa ora nella cappella a lei dedicata nel santuario della Madonna delle Grazie a Nettuno, custodito dai Padre Passionisti ed è meta di innumerevoli pellegrinaggi da tutto il mondo cattolico.






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