Vite esemplari

31 Mar 2019


San Beniamino

Il santo celebrato oggi, un diacono che subì il martirio in Persia nel V secolo d.C., porta il nome del più piccolo dei figli di Giacobbe, ossia Beniamino, che significa "figlio della mia destra", cioè prediletto.

«Prediletto del Signore, Beniamino, abita tranquillo presso di Lui; Egli lo protegge sempre e tra le sue braccia dimora» (Dt 33, 12). Il libro del Deuteronomio ci racconta come Mosè, poco prima di morire, benedisse gli Israeliti, rappresentati dalle varie tribù, tra cui quella di Beniamino, l’ultimo dei 12 figli maschi di Giacobbe, il secondo avuto con l’amata Rachele.

Dalla Genesi (Gn 35, 16-20) sappiamo che il parto di Beniamino era stato difficile, tanto da portare alla morte della madre che prima dell’ultimo respiro terreno aveva chiamato il frutto del suo grembo Ben-Onì, «figlio del mio dolore». Giacobbe lo chiamò invece, appunto, Beniamino, «figlio della mia destra», cioè prediletto. E prediletto Beniamino sarà non solo dal padre, ma anche dai suoi fratelli, diversamente da quel che era stata la sorte - almeno prima del tempo in Egitto - dell’altro figlio di Rachele e Giacobbe: Giuseppe, l’interprete dei sogni e amministratore di tutti i beni del faraone, in cui i Padri della Chiesa vedranno una prefigurazione dello sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù, custode dei tesori più grandi della prima Persona della Santissima Trinità.

Il santo celebrato oggi porta proprio il nome del più piccolo dei figli di Giacobbe: la vita di quest’altro Beniamino, diacono e martire, si svolse tra il IV e il V secolo dopo Cristo. Il suo martirio si consumò nell’ambito delle persecuzioni in Persia, iniziate sotto Yazdgard I, un seguace dello zoroastrismo, che a quanto si tramanda cambiò atteggiamento dopo il tentativo - per il quale fu ritenuto primo responsabile il vescovo Abdas - da parte di alcuni cristiani della città di Ctesifonte di incendiare un tempio dedicato al culto del Grande Fuoco. Venne ordinata la distruzione di tutte le chiese e Beniamino fu tra coloro che finirono in carcere, dove rimase circa due anni. Secondo la tradizione agiografica, che pure si compone di più versioni, doveva essere un personaggio noto perché l’imperatore romano d’Oriente, Teodosio II (401-450), trattando la pace con il re persiano, aveva posto tra le condizioni proprio la liberazione di Beniamino.

Il re rispose che l’avrebbe liberato a patto che il santo smettesse di fare apostolato tra i persiani, ma Beniamino si rifiutò, spiegando che era suo dovere annunciare la salvezza che viene da Gesù Cristo. Il diacono, per le insistenze dell’ambasciatore romano presso i persiani, venne comunque liberato e proseguì la sua opera di evangelizzazione. Intanto a Yazdgard (†420/421) era succeduto sul trono il figlio Bahram V, che continuò la politica persecutoria. Beniamino venne di nuovo arrestato e, riferisce il Martirologio, subì il martirio ad Argol «con delle canne acuminate conficcate nelle unghie», perché «non desistette dal predicare la Parola di Dio».






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