Vite esemplari

08 Ago 2019


San Domenico e la forza del Rosario

Ebbe una visione della Vergine Maria che gli additò il rosario come la preghiera più efficace per combattere le eresie di Catari e Albigesi senza violenza.

Nato a Calaruega in Spagna nel 1170, da Felice Guzman e Giovanna di Asa, fu subito consacrato al Signore dalla madre, la quale aveva già visto in sogno che il figlio era destinato a compiere cose grandi nella Chiesa. Appena ne fu capace, la pia Giovanna si prese cura di istruirlo nelle verità cristiane, e Domenico mostrava quanto grande fosse già fin d'allora la sua intelligenza e la sua pietà.

A quattordici anni fu inviato all'Università di Valenza da cui uscì con la laurea in Retorica, Filosofia e Teologia. Divenuto sacerdote e sentendosi incline ad una vita piuttosto ritirata, entrò fra i Canonici Regolari di Sant’Agostino, dedicandosi alla conversione degli eretici Albigesi, ma dopo tante fatiche, visto che quello scoglio era troppo duro per essere spezzato da un uomo solo, meditò d’istituire un ordine di uomini religiosi i quali accoppiassero agli esercizi di pietà lo studio delle scienze ecclesiastiche per dedicarsi specialmente alla predicazione. Pregò molto il Signore affinché gli manifestasse la sua divina volontà, e finalmente comunicò il suo disegno ai vescovi della Linguadoca, e tutti unanimemente approvarono: sedici missionari, che già faticavano con lui, lo seguirono e così a Tolosa nel 1215 iniziò l'Ordine dei Frati Predicatori. Il granello di senapa seminato nel fecondo campo della Chiesa, non tardò a dare i suoi frutti copiosi, poiché, ancor vivente, egli ebbe la consolazione di vedere fiorire in molte regioni d'Europa numerosi conventi da lui medesimo fondati. Gli Albigesi si convertirono e fra i Cristiani si notò presto un forte risveglio.

La principale gloria di San Domenico fu quella di aver divulgato la bella devozione del Santo Rosario. Mentre egli predicava nella Linguadoca per la conversione degli eretici, vedendo che gran parte delle sue fatiche riuscivano vane, ricorse all’intercessione della SS. Vergine Maria, ed Ella gli ispirò la recita di 150 Avemaria intercalate da 15 Pater e dalla considerazione di 15 Misteri. Domenico ed i suoi figli con il Rosario riuscirono a convertire gli ostinati Albigesi; S. Pio V ottenne la celebre vittoria di Lepanto sui Turchi, e tutti i Santi che seguirono ebbero dal Rosario le più belle vittorie sul male.

Il santo patriarca, dopo aver compiuto in Roma l’ufficio di maestro del Sacro Palazzo, percorse ancora una volta la Spagna e la Francia, lasciando in esse il profumo delle sue virtù e fondando diversi monasteri. Ritornò quindi in Italia per terminare i suoi giorni, circondato dai suoi frati ai quali aveva rivolto l’esortazione «ad avere carità, a custodire l’umiltà e a possedere una volontaria povertà». Morì a Bologna il 4 agosto 1221. Anche dopo la morte si verificarono numerosi miracoli per intercessione di Domenico, che fu canonizzato nel 1234 da papa Gregorio IX. Dal 1267 le reliquie del santo sono venerate a Bologna nella basilica a lui dedicata; l’arca che le contiene, scolpita da Niccolò Pisano, si è arricchita nel corso dei secoli di splendide aggiunte di importanti artisti (tra cui anche Michelangelo). A Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina sull’Aventino, è tuttora presente una pianta di arancio che, secondo la tradizione, san Domenico portò dalla Spagna. La popolarità del santo, anche per la diffusione del suo Ordine, è stata immensa, e assai numerosi i luoghi che lo hanno voluto come protettore; per l’Italia basti ricordare Bologna (di cui fu proclamato «Patrono e Difensore perpetuo della città») e Napoli. In occasione del VII centenario della sua morte, il 29 giugno 1921 papa Benedetto XV gli dedicò l’enciclica Fausto appetente die.






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok