Vite esemplari

06 Nov 2019


San Leonardo di Noblac, patrono di Conegliano

Se è vero che ogni comunità scorge nel proprio Santo Patrono un orizzonte di missione, Conegliano - oggi in festa per San Leonardo - è invitata a scoprire la bellezza di questi tre verbi ricavati dalla figura, dalla vita e dalle azioni del Santo: camminare, fidarsi, liberare.
Popolarissimo nel Medioevo, soprattutto nell’Europa centrale, san Leonardo di Noblac o Noblat nacque nel 496 circa, in Gallia, da nobili franchi, nel castello di Vandôme nel villaggio di Corroi presso Orleans, all’epoca dell’Imperatore Anastasio (491-518).
Da giovane rifiutò di arruolarsi nell’esercito, come era uso per i nobili franchi, e si pose come discepolo di san Remigio, arcivescovo di Reims (438-530), il grande evangelizzatore dei Franchi che aveva convertito e battezzato lo stesso re Clodoveo. Leonardo, appena nato, fu battezzato proprio da Remigio, con Clodoveo come padrino.
Il santo vescovo di Reims aveva ottenuto, dal re convertito, il permesso di chiedere la liberazione dei prigionieri che avesse incontrato lungo il suo cammino, e anche Leonardo, preso da grande fervore di carità, chiese ed ottenne lo stesso favore, liberando così un gran numero di infelici prigionieri, vittime delle guerre barbare di quei tempi.
Leonardo, rifiutata la dignità vescovile offertagli da Clodoveo, si ritirò, come eremita, prima a Micy, poi a Limoges, diventando un modello di pietà, di candore, di vita ritirata, pur svolgendo, con vivo spirito di soprannaturale carità, l’apostolato cristiano tra le classi più bisognose del suo tempo. La fama della sua santità arrivò fino al re che ne richiese l’intervento quando la regina, transitando in quella zona, venne sorpresa dalle doglie del parto. L’intervento di Leonardo lenì i dolori della regina che poté dare alla luce il suo bambino. Il re Clodoveo per riconoscenza gli concesse la parte di bosco che sarebbe riuscito a tracciare in un giorno a dorso d’asino.
Qui il santo eremita edificò un oratorio in onore della Madonna, dedicando anche un altare al suo maestro, san Remigio, da tempo defunto in fama di santità. Secondo la leggenda devozionale, fece, quindi, un buco in terra che si riempì miracolosamente d’acqua dando origine ad un pozzo che venne nominato nobiliacum, in ricordo della donazione regale. A lui si unirono anche altri due monaci. Leonardo comprese che nei progetti di Dio lì doveva sorgere un centro di vita cristiana, un monastero, regolato dalla preghiera e dal lavoro. Il lavoro, cristianamente concepito, era per Leonardo un modo per aiutare il prossimo, “dovere di carità cristiana e solidarietà umana”, dunque una via di santificazione. Dal nobiliacum prese il nome la cittadina che si andò formando attorno al monastero: Noblac, poi Noblat, oggi Saint-Léonard-de-Noblat in onore del suo illustre fondatore.
Le regioni già cristiane di Germania, Aquitania, Inghilterra, furono pervase dalla fama che circondava il santo eremita; la sua presenza era una garanzia di misericordia e di libertà. Sia a Micy, presso Orléans, che a Noblac accorrevano malati di ogni genere, che, solo a vederlo, ritornavano guariti; ma soprattutto Leonardo liberava i carcerati, che erano essenzialmente prigionieri di guerra. I prigionieri, dovunque lo invocassero, vedevano le catene spezzarsi, i lucchetti si aprivano, i carcerieri si distraevano, le porte si spalancavano; questi infelici, riacquistata la libertà, accorrevano da Leonardo per ringraziarlo e molti rimanevano con lui.
La tradizione vuole che il santo sia morto il 6 novembre, mentre una datazione precisa dell’anno non c’è, ma non dovrebbe discostarsi molto dalla metà del secolo VI.
Il monastero con le spoglie di Leonardo divenne presto meta di pellegrinaggio di fedeli. Il culto però si diffuse in tutta l’Europa a partire dall’XI secolo, contemporaneamente alle crociate. Un grande contributo al suo culto lo dette anche il pellegrinaggio nel 1106 di Boemondo d’Antiochia, signore normanno imprigionato dagli infedeli e poi liberato 3 anni più tardi, a suo dire, per merito dell’intervento di san Leonardo, da lui invocato. Anche Riccardo “cuor di leone” si sarebbe recato a ringraziare il santo nel 1197, a seguito della sua liberazione dalle prigioni dell’Imperatore di Germania.
Noblac divenne anche una delle tappe del cammino verso Santiago di Compostela, divenendo così a maggior ragione una meta di pellegrinaggio frequentatissima dai fedeli, in particolare da quelli dell’Europa centrorientale.
La venerazione di san Leonardo si diffuse anche in Italia dove la sua popolarità ebbe un impulso grazie ai Normanni che ne introdussero il culto in Sicilia. Tuttora in Italia esistono 225 luoghi di culto, ed è patrono di molti comuni, tra cui Conegliano Veneto.

Camminare, fidarsi, liberare. Possiamo dire che la spiritualità di san Leonardo si raccoglie in queste tre parole, e sono queste le linee guida che egli affida alle comunità di cui è protettore. Camminare: egli ha compreso benissimo che l’evangelizzazione non si può fare da seduti, ma bisogna mettersi in moto, camminare prima di tutto in se stessi, poi per le strade del mondo, sempre verso il cuore di Dio. Fidarsi: la fede ha acceso in lui la speranza che è possibile vivere in un modo diverso, in un modo altro, in un modo alto. Liberare: è una conseguenza della fede, del sentirsi liberati da Dio dalle catene del mondo, del “così fan tutti”, e dalla logica del male; liberare è respirare aria nuova, profumo di Vangelo. Chi si sente liberato non può starsene tranquillo, se gli altri non sono liberati. Apostolo delle liberazioni, San Leonardo ci dona la gioia di fare questa esperienza anche oggi. Alla base di tutto c’è l’amore (“amare Iddio per se stesso e il prossimo per Iddio”) che si concretizza nell’attenzione ai bisogni degli ultimi della società, e si fa carità.  






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