San Lorenzo

«San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l'aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla...» Giovanni Pascoli, X Agosto

La notte di San Lorenzo (10 agosto) se osserviamo il cielo - e siamo fortunati - possiamo intravedere delle scie luminose. Che cosa sono? Scientificamente si tratta del passaggio di un numero consistente di piccole meteore (Perseidi) attraverso l’atmosfera terreste. L’opinione comune, dall’animo romantico, ritiene che siano stelle cadenti cui affidare i propri desideri confidando che presto si avverino. Poeticamente il fenomeno può essere letto anche come pianto del cielo, e se ci rifacciamo alla tradizione religiosa questo pianto è dato dalle lacrime di San Lorenzo: le scie luminose evocherebbero, infatti, i carboni ardenti su cui il diacono cristiano fu martirizzato.

Ma chi fu questo santo di cui questa notte tanto evocativa porta il nome?

Lorenzo nacque in una piccola città della Spagna da famiglia benestante. Era un giovane altruista e gentile, di grande intelligenza e sensibilità. A Saragozza egli completò i suoi studi teologici e umanistici. Uno dei suoi maestri era un uomo di origine greca, molto apprezzato per la sua sapienza e ritenuto uno dei migliori della città. Con lui, Lorenzo - studioso diligente e appassionato - strinse un’amicizia che divenne sempre più importante per le comuni aspirazioni. Entrambi, infatti, sognavano di trasferirsi a Roma, punto focale della cristianità, per vivere nella fede e contribuire all’evangelizzazione del popolo. Pertanto, un giorno decisero di comune accordo di lasciare la Spagna e di trasferirsi nella “città eterna” per seguire e vivere appieno la loro vocazione. Il 30 agosto 257 il maestro divenne papa Sisto II e, appena eletto, chiamò vicino a sé come protodiacono l’amico e discepolo Lorenzo. Dopo un solo anno di pontificato, Sisto fu portato al martirio: era in corso l’ennesima persecuzione dei cristiani voluta, questa volta, dall’imperatore Valeriano. Mentre andava al supplizio, Lorenzo corse da lui piangendo. I due si scambiarono qualche parola. Fu allora che il prefetto imperiale fermò Lorenzo, chiedendogli di consegnare “i tesori della Chiesa”. Uno degli intenti della persecuzione era proprio la confisca dei beni della Chiesa. Lorenzo non oppose resistenza; chiese solo un po’ di tempo. Si affrettò, dunque, a distribuire ai poveri le offerte di cui era amministratore. Infine, si presentò davanti al prefetto e, indicando la schiera di fedeli che lo accompagnava, disse: “Ecco, questi sono i nostri tesori, che sono eterni e non vengono mai meno, anzi crescono”. Fu condannato a morte. L’esecuzione avvenne il 10 agosto 258. Sant’Ambrogio, nel suo De officiis ministrorum, racconta che Lorenzo fu arso vivo sopra una graticola, riportando anche la frase beffarda che egli rivolse in punto di morte ai suoi carnefici: “Assum est, versa et manduca” (“Sono cotto da questa parte, girami e mangiami”). Questa versione del supplizio ha ispirato opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. Ma gli studi (v. Analecta Bollandiana 51, 1933) dichiarano leggendaria questa tradizione. Valeriano, infatti, non ordinò torture. Perciò, è più probabile che Lorenzo sia stato decapitato, come Sisto II e tanti altri martiri del tempo. Il suo corpo fu depositato in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino edificò una basilica.

Da quel momento divenne uno dei martiri più amati e venerati della cristianità. A lui sono intitolate moltissime chiese (solo a Roma ce ne sono ben cinque). È anche patrono di innumerevoli comuni italiani.

Data la sua passione per lo studio e la sua (leggendaria) morte sulla graticola, è considerato protettore di bibliotecari, librai, cuochi, pasticceri, pompieri rosticcieri e lavoratori del vetro.

[Immagine di copertina: San Lorenzo tracinato sulla graticola di Pietro da Cortona, dipinto conservato nella chiesa di San Lorenzo in Miranda a Roma]






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