Vite esemplari

21 Giu 2019


San Luigi Gonzaga, patrono della gioventù

Luigi Gonzaga nasce a Castiglione delle Stiviere presso Mantova il 9 marzo 1568 da una famiglia nobile. Dalla madre impara presto a pregare e ad avere compassione dei poveri, mentre il padre vuole avviarlo alla carriera militare. All’età di sette anni avviene quella che più tardi il santo definirà la sua “conversione dal mondo a Dio”: sentendosi chiamato a consacrare la propria vita al Signore, intensifica la preghiera, recitando ogni giorno in ginocchio i sette salmi penitenziali e l’Ufficio della Beata Vergine Maria. Nel 1576, imperversando la peste, insieme al fratello Rodolfo viene trasferito a Firenze presso il granduca Francesco de’ Medici, amico del padre, e lì, davanti al quadro della Vergine nella chiesa della SS.ma Annunziata, Luigi fa il voto di perpetua verginità. Tre anni dopo è dislocato alla corte di Mantova, dove decide di cedere a Rodolfo i suoi diritti al principato, che gli spettano come primogenito. Nel 1580 Carlo Borromeo è in visita pastorale a Castiglione e da lui il dodicenne Luigi riceve la Prima Comunione. Quindi un nuovo trasferimento, questa volta alla corte di Filippo II di Spagna dove rimane per due anni come paggio d’onore del principe Diego. La decisione di entrare nella Compagnia di Gesù scatena una furiosa reazione del padre che lo invia in varie corti, sperando che la vita brillante di quegli ambienti gli faccia cambiare idea. Ma inutilmente, e il 25 novembre 1585 Luigi entra nel noviziato dei Gesuiti a Roma dove inizia gli studi teologici e nel marzo 1588 riceve gli ordini minori. I Gesuiti si accorgono subito di avere tra le mani un vero gioiello spirituale: non solo non v'era bisogno di imporre discorsi di stampo ascetico, ma piuttosto si doveva moderare ed equilibrare l’ardore penitenziale che era già patrimonio spirituale del soggetto in formazione. E si creavano anche situazioni al limite dell’umorismo. Luigi era così abituato alla penitenza e all’autocontrollo ascetico che i suoi formatori non trovano di meglio che proibirgli di... fare penitenza. Con il risultato che per lui la vera penitenza era non fare penitenza. E siccome soffriva di emicrania il padre spirituale gli consigliava di non pensare troppo intensamente a Dio, con il risultato che il ragazzo doveva sforzarsi maggiormente per obbedire... di non pensare a Dio, per amore di Dio. «Veramente io non so che fare - confida Luigi ad un suo formatore anziano - Il padre rettore mi proibisce di fare orazione, acciò che con l’attenzione io non faccia violenza alla testa: ed io maggior forza e violenza mi fo, mentre cerco di distraèr la mente da Dio che io tenerla sempre raccolta in Dio, perché questo già per l’uso mi è quasi diventato connaturale, e vi trovo quiete e riposo e non pena».
Al quarto anno di teologia, mentre a Roma infierisce la peste, Luigi è incaricato di servire gli infermi. Un giorno ne incontra uno abbandonato in mezzo alla strada, se lo carica sulle spalle e lo porta in ospedale per curarlo; ma ne viene contagiato e muore il 21 giugno 1591. All’incontro con Dio era preparatissimo e anche la morte non gli faceva paura tanto che a tutti diceva «Me ne vado felice» e alla stessa madre, nell’ultima lettera, raccomandava di non piangere il proprio figlio come morto ma come vivente e per sempre felice davanti a Dio. Beatificato da Paolo V nel 1605, è canonizzato da Benedetto XIII nel 1726 e, tre anni dopo, proclamato patrono della gioventù, in particolare di quella studiosa. Luigi Gonzaga è martire non della fede (anche se ne aveva tanta) ma della carità, fino a donare la propria vita per il prossimo. I tratti salienti della sua santità hanno un grande valore e sono proponibili anche ai giovani di oggi, così bisognosi di veri e sostanziosi modelli da imitare.





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