San Martino di Tours

A pochi giorni dalla ricorrenza, approfondiamo la figura di San Martino e il significato della cosiddetta "estate di San Martino" nella cultura popolare.
Martino di Tours
Nascita: Sabaria (Ungheria), 316-317
Morte: Candes-Saint-Martin (Francia), 8 novembre 397)
Ricorrenza: 11 novembre

Martino nacque in una famiglia pagana (suo padre era un ufficiale dell’esercito imperiale romano di stanza in Pannonia, nell’odierna Ungheria), ma egli, nonostante le origini, fin da bambino si interessò seriamente alla cultura cristiana, sebbene non fosse stato battezzato. Costretto dai genitori a seguire la carriera militare, giovanissimo si arruolò e fu destinato al servizio in Gallia.

Si narra che un episodio, in particolare, cambiò radicalmente la sua vita. Era un rigido giorno invernale del 335 quando Martino, soldato romano in sella al suo destriero, incontrò per strada un mendicante, coperto di pochi stracci, barcollante e infreddolito. Vedendolo sofferente, Martino decise di aiutarlo ma, non avendo con sé né denaro né coperte da offrirgli, tagliò in due il suo mantello, donandone una parte al malcapitato. La notte seguente, Martino vide in sogno Gesù che, rivestito della metà del suo mantello, lo ringraziava per quel gesto di compassione. Quando l’indomani Martino si risvegliò, il suo mantello era integro.

L’episodio ebbe un tale impatto su Martino che, presto, si ritirò dall’esercito e cominciò a seguire la strada che lo portò prima a fondare una comunità monastica (monastero Marmoutier a Ligugé in Gallia) e poi ad essere eletto vescovo di Tours, continuando umilmente a risiedere al Marmoutier, da dove si muoveva nelle campagne nella sua formidabile opera di evangelizzazione.

Vescovo, confessore, nonché uno dei fondatori del monachesimo in Occidente, Martino è tra i primi santi non martiri ad essere stato proclamato dalla Chiesa cattolica e venerato anche da quella ortodossa e da quella copta. San Martino si celebra l’11 novembre, giorno dei suoi funerali avvenuti nell’odierna Tours.

San Martino di Tours viene ricordato l’11 novembre, sebbene questa non sia la data della sua morte, ma quella della sua sepoltura nella basilica di Tours. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l’Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino.

L'11 novembre i bambini delle Fiandre e delle aree cattoliche della Germania e dell’Austria, nonché dell’Alto Adige, partecipano a una processione di lanterne, ricordando la fiaccolata in barca che accompagnò il corpo del santo a Tours. Spesso un uomo vestito come Martino cavalca in testa alla processione. I bambini cantano canzoni sul santo e sulle loro lanterne. Il cibo tradizionale di questo giorno è l’oca. Secondo la leggenda, Martino era riluttante a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche; il rumore fatto da queste rivelò però il suo nascondiglio alla gente che lo stava cercando.

In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta “estate di san Martino” la quale si manifesta, in senso meteorologico, all’inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari.

Nel veneziano, ad esempio, l’11 novembre è usanza preparare il dolce di San Martino, un biscotto dolce di pasta frolla con la forma del Santo con la spada a cavallo, decorato con glassa di albume e zucchero ricoperta di confetti e caramelle; è usanza, inoltre, che i bambini della città lagunare intonino un canto d’augurio casa per casa e negozio per negozio, suonando padelle e strumenti di fortuna, in cambio di qualche monetina o qualche dolcetto.

Tradizionalmente l’11 novembre è associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio “A San Martino ogni mosto diventa vino”) ed è un’occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. A questa tradizione fa riferimento la famosa poesia di Carducci intitolata appunto San Martino.

Durante l’estate di San Martino, inoltre, nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa venivano rinnovati tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, etc.). Scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l’11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all’altro, facendo “San Martino”, espressone popolare indicante appunto il trasloco (ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord “fare San Martino” mantiene il significato di “traslocare”.

 






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