Vite esemplari

23 Lug 2019


Santa Brigida, la scandinava che veglia sull'Europa

Il 1°ottobre 1999 Giovanni Paolo II proclamò santa Brigida di Svezia co-patrona d’Europa, insieme a santa Edith Stein e a santa Caterina da Siena.

Nata nel 1303 a Finsta in Svezia, quando la Scandinavia era ancora cattolica, da genitori appartenenti alla più alta nobiltà e sinceramente credenti, a dieci anni ebbe la prima esperienza mistica: le apparve Cristo crocifisso, suscitando in lei la vocazione per il chiostro; ma il padre le impose, per ragioni politiche, di sposare (lei non ancora quindicenne) il diciottenne Ulf Gudmarsson. Dal matrimonio nacquero poi otto figli, quattro maschi e quattro femmine, una delle quali sarà santa Caterina di Svezia. Nel 1335, Brigida fu chiamata a corte dal re Magnus II come dama della regina Bianca di Namur, ma questo non le impedì di dedicarsi allo studio della letteratura mistica: aveva chiamato al castello come confessore e consigliere personale il “maestro” Matthias, nonché altri teologi e religiosi che trasformarono la sua residenza in un centro di cultura, di vita spirituale e di carità per i poveri.

Leggeva la Scrittura, tradotta in svedese dal Matthias e considerata da lei «il tesoro più prezioso», e le opere di san Bernardo di Chiaravalle. Sposa, madre, dama di corte: questa fu la sua vita per oltre vent’anni, cioè fino a quando, nel 1244, le morì il marito, dopo che insieme avevano compiuto un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella. Lungo il tragitto, Brigida aveva potuto rendersi conto delle drammatiche conseguenze provocate dalla guerra dei Cent’anni tra Inghilterra e Francia, dalla lotta fra l’imperatore e il papa, mentre quest’ultimo risiedeva ad Avignone anziché a Roma. Rimasta vedova, lasciò il castello e fu accolta, grazie ad una speciale concessione, come “oblata” in una dipendenza dell’abbazia cistercense di Alvastra e, sotto la direzione del priore, Pietro Olafsson e del maestro Pietro di Skänninge, si spogliò dei propri beni e della sua libertà, togliendosi persino l’anello nuziale per essere la sposa penitente del Crocifisso. Da allora si moltiplicarono gli straordinari doni soprannaturali, le frequenti visioni e rivelazioni in stato di veglia e di estasi, che la spinsero a impegnarsi per il ritorno del papa a Roma, il ristabilimento della pace tra Inghilterra e Francia e la riforma della società e della Chiesa. Le rivelazioni venivano da lei stessa scritte, al risveglio dall’estasi, poi dettate al suo confessore. Mossa dallo Spirito, la santa progettò di fondare un ordine monastico doppio (comprendente uomini e donne) unificato, capeggiato da una badessa, che sulla terra rappresentava Maria, e che avrebbe dovuto governare sessanta monache e sovrintendere ai tredici presbiteri, ai quattro diaconi e agli otto fratelli laici del monastero. Questo suo progetto non fu mai realizzato secondo la Regola da lei ideata: i fratres e le moniales per ordine del papa vissero sempre in edifici separati. Disgraziatamente, in seguito alla riforma protestante, l’Ordine fu soppresso dopo che nel secolo XV si era diffuso in quasi tutto il nord Europa. Il ramo femminile, tuttora vivo e operante, fu rifondato nel XX secolo dalla beata Maria Elisabetta Hesselblad col nome di congregazione del S. Salvatore di S. Brigida.

In occasione del Giubileo indetto dal papa nel 1350, la santa si recò a Roma, dove poi si stabilì definitivamente in una casa di piazza Farnese, da lei adattata per ospitare i pellegrini scandinavi che affluivano per lucrare l’indulgenza, vivendo in totale povertà e austerità, mendicando il pane insieme ai poveri all’ingresso delle chiese. Testimoni dei suoi rapimenti erano le basiliche, le catacombe e i sepolcri degli Apostoli e dei martiri. I suoi messaggi denunciavano il malcostume del tempo e contenevano esortazioni alla penitenza con l’assicurazione del perdono. Invisa a molti, che arrivarono a chiamarla «la strega del nord», non si lasciò mai prendere dallo scoraggiamento, continuava a pregare e al canto “Ave Maris Stellla” si dice che un giorno tutti i facinorosi intorno a lei si allontanarono. Da allora, come ringraziamento alla Vergine, Brigida decise che l’inno venisse cantato quotidianamente nelle sue comunità. Il che si fa ancora oggi nelle case brigidine di tutto il mondo ogni giorno, prima dei vespri, accompagnando l’inno con la recita dell’Ave Maria.

Nel 1364 la santa intraprese una serie di pellegrinaggi per venerare ad Assisi S. Francesco, ad Ortona a Mare l’apostolo S. Tommaso, sul monte Gargano l’arcangelo Michele, a Bari S. Nicola, a Benevento S. Bartolomeo, ad Amalfi S. Andrea e a Salerno S. Matteo. Svolse pure varie missioni alla corte della regina Giovanna di Napoli e presso la nobiltà, ma senza esito. Rientrata a Roma, poté assistere il 10 ottobre 1367 al ritorno del papa Urbano V da Avignone; un ritorno però solo temporaneo, nonostante Brigida, esortando il pontefice a restare, gli avesse predetto che sarebbe morto entro quell’anno, come difatti avvenne. Nel 1372, insieme ai figli Birger e Carlo, partì pellegrina per la Terra Santa e, dovunque passò, esercitò il suo ministero profetico con ammonimenti, messaggi ai popoli, alle corti e persino all’imperatore bizantino. Percorse pregando i luoghi dove era vissuto Gesù e a sua volta rivisse in una estatica visione tutti i momenti della Passione, sottoponendo sempre – come gli suggerivano il Signore e la Vergine – le rivelazioni al giudizio dei suo confessore, dopo che i suoi segretari ne avevano tradotto il testo in latino. Ritornata a Roma, cadde malata e morì il 23 luglio 1373. La figlia Caterina, che essendo rimasta vedova nel 1351 le era sempre stata accanto, nel 1374 riportò in patria il corpo della madre, nel monastero di Vadstena, assumendone la direzione e lavorando, insieme ad altri testi oculari, alla raccolta di documenti per favorire la canonizzazione di Brigida, che si ebbe il 7 ottobre 1391 per opera di Bonifacio VIII.

Le rivelazioni della santa sono un capolavoro letterario e mistico e fanno di lei una profetessa dei tempi nuovi, chiamata ad una missione tutta particolare e per questo assistita in modo speciale da Maria, che lei presenta come figura centrale nella storia della salvezza, Corredentrice accanto al Redentore. I suoi scritti occupano un posto d’onore nella letteratura svedese e hanno esercitato un grande influsso sulla spiritualità del tardo Medioevo.

(Fonte: Famiglia Cristiana)






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