Sant’Anna

Patrona della maternità

Nonostante le notizie sulla vita di Anna siano frammentarie, il suo culto è molto sentito in tutte le Chiese cristiane e si riflette nella società civile: quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata e il suo nome si ripete nelle intestazioni di strade, di rioni, di cliniche e addirittura di Comuni. La cultura contadina così si esprimeva: “Par Sant’Ana, l’acqua l’è una manna” (A Sant’Anna, la pioggia è una grazia). Sì, perché Anna – dall’ebraico Hannah – significa GRAZIA. E le poche notizie intorno a lei ci attestano proprio come ella sia benefica, custode e veicolo di grazia.

I vangeli apocrifi (“Protovangelo di san Giacomo”) ci raccontano che Anna si sposò con Gioacchino, un uomo pio e molto ricco, discendente della stirpe di Davide. Il loro matrimonio, pur felice, non fu allietato da figli a causa della sterilità di Gioacchino. Umiliato pubblicamente, secondo la mentalità del tempo che vedeva nell’infecondità della coppia un segno della maledizione divina, Gioacchino si ritirò in una terra di montagna: per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni. Finché gli apparve un angelo, che gli annunciava l’imminente concepimento di un figlio. Contemporaneamente, anche Anna ebbe la stessa apparizione. Al rientro del marito, i due si incontrarono presso la Porta Aurea di Gerusalemme, dove sarebbe avvenuta la cosiddetta “immacolata concezione”. Chiamarono la loro bambina Maria, che vuol dire AMATA DA DIO. Compiuti tre anni, Gioacchino ed Anna condussero Maria al Tempio affinché fosse consacrata al suo servizio, mantenendo così la promessa espressa quando pregavano per avere un figlio.

Sant’Anna è invocata come protettrice delle donne incinte, che a lei si rivolgono nella speranza di avere un parto felice, un figlio sano e latte sufficiente per allevarlo. È patrona di molti mestieri legati alle sue funzioni di madre e di massaia. Avendo custodito Maria come gioiello nello scrigno del suo grembo, Anna è anche patrona di orefici, bottai, minatori, falegnami, carpentieri, ebanisti e tornitori, che portano alla luce le ricchezze della terra, proprio come Anna ha dato al mondo il tesoro prezioso di Maria. Ma è soprattutto patrona delle madri di famiglia, invocata nei parti difficili e contro la sterilità coniugale.

Nel giorno della sua festa, la comunità contadina seguiva la tradizione di accompagnare le donne in attesa di partorire nelle chiese a lei dedicate (una di queste si trova anche a Collalto, frazione del Comune di Susegana). Nel capitello dedicato a Sant’Anna che si trova sulla strada che da Tovena (frazione di Cison di Valmarino) porta al Passo San Boldo ancora si vedono decine di nastri, celesti o rosa, depositati in segno di ringraziamento per la nascita del figlio desiderato.






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