Muta parla la neve

La prima neve è scesa a visitare la valle. Senza rumore, come scendono i sogni. Discreta: sfiora senza toccare. Cade danzando, la neve. Poi sulla terra si posa e, stanca, si dona. Tutto avvolge con il suo soffice manto: tetti e giardini, affetti lontani e vicini. Lima suoni e colori. Affina i sensi e purifica le menti. Imbianca. Ogni cosa muta d’aspetto. Trasfigurazione. Presenza pura.

M’avvolgo in una coperta e non penso neanche a pensare. Tutto d’intorno è pace. Tempo sospeso che sa d’eterno. Osservo, e non voglio distogliere lo sguardo, perché so che è lieve, la neve, so che è breve. Bellezza nella precarietà. Precarietà nella bellezza. Un pezzo di cielo si stacca: fiocco di neve - ricamo di luce. Ci raggiunge inatteso, e si fa contemplare... Per poco. Non rimane. Riparte leggero.

Ci lascia la sua eco, il suo segreto: la vita può ancora e sempre sorprenderci. Al di là dei nostri piani. (Ac-)cade la neve, così come (ac-)cade l’amore, e trasforma tutto il paesaggio, interiore ed esteriore. Epifania. Gioia possibile. Miracolo che (ac-)cade nel quotidiano. Ma solo se ci rendiamo disponibili. Solo se sappiamo ricevere la vita in dono. Altrimenti vediamo solo strade sporche da pulire, e non ci lasciamo pulire. È il paradosso del miracolo essere accolto come disagio!

Nel paesaggio innevato – muto e immoto – la vita ci tocca, perché è allora che rallentiamo, respiriamo, “perdiamo” tempo anziché consumarlo. La neve ci suggerisce una prospettiva alt(r)a: lasciare che la vita ci tocchi, entrare in relazione buona con tutto ciò che ci circonda, liberare la bellezza incastrata in ogni angolo della terra… e sentirne il miracolo, far risuonare in noi l’eterno.

 

(Foto: Paesaggio innevato - San Vendemiano, Treviso. Ph. Renato Ravenda)






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok