Parola del giorno

16 Mar 2020


Il bene che ci salva non è lontano ma abita con noi

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 4, 24-30

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret]: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo, ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costrita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parole del Santo Padre

Questo brano dell’evangelista Luca non è semplicemente il racconto di una lite tra compaesani, come a volte avviene anche nei nostri quartieri, suscitata da invidie e da gelosie, ma mette in luce una tentazione alla quale l’uomo religioso è sempre esposto - tutti noi siamo esposti - e dalla quale occorre prendere decisamente le distanze. E qual è questa tentazione? È la tentazione di considerare la religione come un investimento umano e, di conseguenza, mettersi a “contrattare” con Dio cercando il proprio interesse. Invece, nella vera religione, si tratta di accogliere la rivelazione di un Dio che è Padre e che ha cura di ogni sua creatura, anche di quella più piccola e insignificante agli occhi degli uomini. (ANGELUS, 31 gennaio 2016)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Nessun profeta è bene accetto in patria”. Potremmo tradurlo anche come “è difficile accettare il bene da chi ci è più vicino”. E questa constatazione la si comprende subito guardando la vita quotidiana di ciascuno di noi. Se una cosa ci viene detta da un nostro familiare molto spesso la snobbiamo, se ce la dice un estraneo la prendiamo sul serio. Se una verità ce la dice un confratello o una consorella siamo subito pronti a fare ironia, poi ci andiamo a cercare altre spiritualità e altri carismi fuori dalle nostre comunità che fondamentalmente ci dicono la stessa cosa, allora ci sembra che abbiamo incontrato la scoperta del secolo. È una vecchia storia che si ripete sempre e che fa dire a Gesù parole durissime ma di infinito realismo: “Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro”. In pratica Gesù sta dicendo che è più facile essere riconosciuti nel bene da uno che è lontano che essere riconosciuti nel bene da chi ci è vicino. Troppi pregiudizi a volte bloccano le nostre relazioni più prossime e questo non permette che in quelle relazioni operi la grazia. Ma davanti a questa constatazione di Gesù la reazione non è di conversione ma di sdegno. “All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”. È più facile arrabbiarsi e attaccare che fermarsi riflettere e accettare umilmente che Gesù ha fondamentalmente ragione. Sembra che il Vangelo di oggi voglia spingerci a rivalutare ciò che abbiamo e a renderlo efficace nel “qui e ora”. Il bene che ci salva non è lontano ma abita con noi. Tu te ne sei accorto?






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