Parola del giorno

03 Mar 2020


Liberare il cuore

(Per ascoltare il podcast con la lettura del Vangelo e le parole del Papa clicca qui)

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Parole del Santo Padre

“Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, nei momenti più sofferenti, nei momenti più angoscianti, Dio veglia con noi, Dio lotta con noi, è sempre vicino a noi. Perché? Perché è Padre. Così abbiamo incominciato la preghiera: “Padre nostro”. E un padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore di Gesù, di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia”. (Ud. generale 1 maggio 2019)

Commento di don Luigi Maria Epicoco

“Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole”. La nostra preghiera rischia spesso di diventare uno spreco di parole. È lo stesso spreco di chi è convinto di affrontare un esame evitando accuratamente di fare scena muta e cominciando a parlare di qualunque cosa per cercare di convincere il professore che in realtà ha studiato. Effettivamente qualche volta questo può anche riuscire come stratagemma, ma con Dio questa strategia non riesce perché sa bene che le parole sono la grande maschera dietro cui ci nascondiamo. In questo senso la vera preghiera non è fatta di molte parole, ma di molti silenzi, molti sguardi, e pochissime parole perlopiù significative, preziose, cariche di senso. Più si cresce nella vita di preghiera e più le parole diminuiscono. I grandi santi, i grandi maestri di vita spirituale a volte pregavano solo con delle brevissime giaculatorie, quasi sempre le stesse eppure ogni volta sempre nuove nella loro efficacia. È la stessa efficacia di uno che è innamorato e non smette di dire “ti amo” alla persona amata, anche se è sempre la stessa frase, la stessa parola, perché ciò che conta non è la quantità ma la qualità. Gesù nel vangelo di oggi fa il medesimo ragionamento e nell’insegnare ai suoi discepoli a pregare, suggerisce loro una breve preghiera che racchiude in sé il significato della preghiera. In fondo il Padre nostro è preghiera che insegna la preghiera. In questo senso riflettere e sostare su ciascuna delle parole di cui è composta è mettersi davvero alla scuola di Gesù. Ma c’è una condizione necessaria per poter pregare, una condizione che è più importante anche delle parole giuste: perdonare. “Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Chi non ha liberato il cuore dal rancore, dal dolore, dal risentimento, non riesce a pregare perché non esiste cielo per chi ha gli occhi solo sulle proprie ferite.






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