Come superare le difficoltà della vita? La risposta di Michele Roveredo

Parola-chiave: Amore.

Continua la nostra rassegna di storie e stimoli dal mondo dello sport.

Dopo Silvia Marangoni, raccogliamo la preziosa testimonianza di Michele Roveredo. L’ultra maratoneta, originario di Pordenone, da anni è impegnato in “Una corsa contro la SLA”: corre per sensibilizzare e alimentare la ricerca scientifica. La SLA è una malattia degenerativa che colpisce la libertà della persona e, di conseguenza, la sua autonomia. Sono immobili le persone colpite da questa malattia: da un giorno all’altro la vita cambia; tutto ciò che prima era considerato normale, diventa straordinario. Immobile era anche Piera, la mamma di Michele Roveredo, ma capace, forse più di altri, di apprezzare la bellezza della vita nei minimi dettagli: nel filo di trucco, nei capelli spazzolati, nei gesti di cura... A lei, che inizialmente non voleva uscire di casa perché si vergognava, Michele ha fatto correre la Maratona di Venezia, spingendo la sua carrozzina. Le ha ridato il sorriso, e a tutti ha dimostrato com’è possibile far fronte alle difficoltà: amando. «Se lotti contro una malattia, puoi vincere o perdere, ma se ti prendi cura del malato vinci sempre: magari la vita non si allunga, ma si allarga, si arricchisce». Amore, è la parola-chiave che ricaviamo dalla sua testimonianza. Michele non corre più soltanto per sé: correndo si prende cura delle persone più fragili. Il motore non ce l’ha nei piedi, ma nel cuore!

Anch'egli fa parte de La Squadra della Speranza, ovvero di quel gruppo di atleti professionisti e non che s’impegna a girare per le scuole per veicolare i messaggi positivi legati al mondo dello sport attraverso  personali storie di vita.

 








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