Goma: la conclusione dell'opera (II)

Dal diario di viaggio di Renato Da Ros
L’ultimo mio scritto risaliva al settembre 2018, il viaggio fatto in solitaria allo scopo di organizzare, con l’aiuto del fratello Jean Marie ed il valido supporto dell’ingegnere Olivier Saiba, la costruzione finale della scuola usufruendo della generosa somma messa a nostra disposizione dalla C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana). I lavori erano iniziati regolarmente come da programma, e continuavano spediti. Inizialmente erano previste ulteriori due aule, un magazzino d’angolo, una serie di toilette per le ragazze ed una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.  Si era anche parlato di una piattaforma in cemento che raccordasse le toilette con le aule, dando modo ai nostri “angeli” di non sporcare di fango le loro calzature nel periodo delle piogge, così da mantenere pulito l’interno delle aule. Mi ero ripromesso di fare un viaggio a metà del 2019 perché assillato dal pensiero di preparare la documentazione dei lavori eseguiti da consegnare alla C.E.I. a riprova che il loro denaro era stato speso nel modo più corretto e trasparente. Avevo affidato a Sara (ricordate, la ragazza di Vittorio Veneto che lavorava a Goma per la Comunità salesiana) il compito di raccogliere per me la documentazione necessaria ma, nei primi mesi dei lavori, da casa, non riuscivo a coordinare le forze in campo e cioè la forza lavoro (Olivier), la disponibilità economica (Jean Marie) e l’amministrazione del progetto (Sara). Avevo bisogno di capire il perché di questa mancata sintonia e, dall’Italia, vista la scarsità di comunicazione internet con il Congo, non avevo dati sufficienti per valutare il tutto. Il secondo motivo era più che altro di sapore affettivo. Volevo regalare a Marcello, amico di tante battaglie e pioniere della prima ora in questa avventura africana, un’ultima soddisfazione, quella di ritornare a Goma, rivedere gli amici, riabbracciare i ragazzi e toccare con mano, da buon imprenditore edile, questa opera della cui costruzione aveva avuto tanta parte. Di certo sarebbe stato il suo ultimo viaggio in Africa vista la veneranda età, e se lo meritava tutto!
La partenza, fissata per il 23 maggio, ci porta da Venezia a Bruxelles e poi a Kigali, capitale del Ruanda (prima volta per il mio compagno di viaggio, abituato a Venezia-Roma-Addisabeba-Goma). Passiamo la notta nella Comunità salesiana della capitale ruandese e, al mattino, accompagnati come sempre dal fido Jean Marie, con un taxi sgangherato, arriviamo alla Grand Barriere di Goma non senza aver pregustato, durante il viaggio, la sorpresa e la curiosità di Marcello nell’attraversare per la prima volta il Ruanda, il Paese dalle mille colline. Diversamente dagli altri viaggi, portavamo trolley leggeri ed una piccola valigia di medicinali molto utili per la futura infermeria della scuola. Ci eravamo rifiutati categoricamente di portare penne, matite e quaderni, provocando il risentimento di qualche associato che si era dato da fare per raccoglierli. Il motivo del nostro rifiuto era semplice: perché caricarsi del peso di valige piene di materiale didattico (pagando oltretutto un extra alla dogana per il transito) quando lo stesso contenuto si poteva acquistare in loco? Portare tutto dall’Italia sarebbe stato un mero atto di elemosina, senza comunque conoscere i reali bisogni dei ragazzi. Acquistare la merce a Goma avrebbe invece sortito un duplice effetto: acquisire il giusto quantitativo che serviva alla scuola, senza sprechi ed a un costo minore, e fare della vera solidarietà contribuendo in modo significativo all’economia della gente del luogo.
Sbrigate celermente le formalità doganali, arriviamo a Bosconia e veniamo subito coinvolti nella festa di Maria Auxiliatrice, patrona della scuola. Appena il tempo di indossare una camicia congolese adatta alla circostanza e veniamo catapultati nel “capannone delle feste” dove erano radunati tutti i nostri “angeli di cioccolato” insieme agli insegnanti. L’emozione è stata grande, ma per Marcello di più: occhi lucidi e sorriso stampato, non sentiva minimamente la stanchezza del viaggio ma abbracciava tutti e salutava tutti con quel “BONJOUR” proferito con cadenza veneta, quasi incomprensibile. L’importante era prendere mani, accarezzare visi ogni volta diversi ma tutti eguali nel genuino sorriso e nei grandi occhi bruni.
Jean Marie celebra la S. Messa e noi, circondati da una marea di riccioli scuri, abbiamo danziamo e cantiamo con loro. Ne teniamo molti, a turno, sulle ginocchia, beandoci di quella gioventù felice di rivederci, assaporando ogni attimo della loro vicinanza e del loro affetto.

 

Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)

 






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