Goma: la conclusione dell'opera (IV)

Dal diario di viaggio di Renato Da Ros
La mattina la Chiesa è affollatissima per la funzione. Spiccano nella moltitudine le donne, fasciate da abiti coloratissimi e con fazzoletti in tinta annodati sul capo. Gli uomini sono in minoranza, anch’essi con l’abito della festa, quasi sempre troppo largo e sgualcito, comunque dignitoso, a coprire quei corpi rinsecchiti, lasciando scoperti volti velati da una tristezza infinita. Siamo circondati dai ragazzi della scuola e dai loro amici: volti sorridenti, volti curiosi, volti sorpresi, tanti denti bianchissimi, tanti occhi scurissimi. È tutto emozionante e bellissimo! Alla fine della Messa nessuno ci lascia. Rientriamo a piedi alla Casa Salesiana assieme a loro, che si alternano, durante il tragitto, al nostro fianco, prendendoci per mano felici di uno sguardo, un sorriso, una carezza.
A Bosconia ci sta aspettando Olivier, l’ingegnere incaricato del Progetto Amani. Felicissimo di rivederci, accanto alla sua moto cinese indistruttibile, ci abbraccia con trasporto e, dopo i convenevoli di rito, ci mostra tutta una serie di progetti estraendo la documentazione dalla sua capiente borsa a tracolla dalla quale non si separa mai. È una persona competente e precisa, ci fidiamo ciecamente di lui, e non potrebbe essere altrimenti, visto che sa perfettamente che da questo lavoro dipende la vita stessa della sua famiglia e dei suoi operai. Ci porta alla scuola illustrandoci i lavori già fatti con il contributo C.E.I.: le toilette delle ragazze, il magazzino d’angolo e le quattro aule, non ancora completate ma in dirittura d’arrivo. I nuovi progetti riguardano l’edificio staccato dell’amministrazione da costruirsi su un terreno leggermente in pendenza che dovrà essere inizialmente livellato con un grosso lavoro di asporto di materiale inerte e di roccia lavica. Gli uffici, in pianta, sembrano spaziosi e la sala insegnati ben congegnata così come le due toilette. L’infermeria non è molto grande ma per le cure di primo soccorso è più che sufficiente al bisogno.
Nel frattempo ci raggiunge Jean Marie con la notizia di aver contattato Sara al telefono e di essersi accordato per un incontro l’indomani, lunedì, nel tardo pomeriggio, all’Hotel Ihusi, nei pressi della Grand Barriere. Anche Olivier non ha problemi per il “rendez vous”; certo che, dopo mesi di appuntamenti mancati, è bastato il mio arrivo in Congo per appianare il tutto. Sembra assurdo ma è così. Il pranzo di mezzogiorno con i confratelli salesiani mi conferma, ancora una volta, che il clima tra di loro è cambiato. Forse l’arrivo dei “nuovi”, avvenuto di recente, nell’attesa di una conoscenza più approfondita, non provoca ancora quella scintilla di fratellanza e di armonia riscontrata negli ultimi viaggi. La gentilezza e la cortesia nei nostri confronti resta immutata, ma il rapporto tra loro non mi sembra genuino e spontaneo.  La verde “erba luisa”, il dolce liquore fatto magicamente apparire da Marcello a fine pranzo, contribuisce enormemente a far riscaldare l’ambiente, ma tutto finisce là, un fuoco fatuo, una scintilla subito spenta che mi lascia un po’ dispiaciuto e deluso. Nemmeno la classica visita parenti del pomeriggio con Jean Marie e la cena con pesce e banane fritte consumata in un buio ristorante del centro contribuiscono a risollevarmi lo spirito. Comunque un buon sonno ristoratore mi fa dimenticare tutto e la mattina, con la barba lunga, ci accingiamo ad incontrare i piccoli allievi della nostra scuola, già allineati e coperti davanti alle aule. Sorrisi e saluti si sprecano, Marcello sempre più emozionato entra nelle file per prendere le mani che molti gli porgono, scompigliando il perfetto ordine di allineamento e provocando il sorriso divertito degli insegnanti. Sono felice di averlo riportato qui. La sua avventura congolese non sarebbe stata completa senza quest’ultimo viaggio. Mi riservo di fargli provare nei prossimi giorni, ulteriori nuove emozioni. Ginnastica, preghiere, inno nazionale, la solita routine. Discorso di Jean Marie e piccolo intervento mio a nome degli Amici del Mondo, molto apprezzato e condito, alla fine, da grida ed applausi. Poi tutti in classe, e noi, con il fratello salesiano, di corsa all’Istituto ITIG dove, nel suo ufficio, trascorriamo la mattinata a catalogare la documentazione C.E.I. creando un piccolo dossier dei lavori già eseguiti e preparando tutto il malloppo di fotocopie da consegnare a Sara ed al sottoscritto. Avremo così la parte originale custodita da Jean Marie come da regolamento C.E.I., una fotocopia per Sara che dovrà seguire da vicino tutto l’iter burocratico ed una fotocopia per me, che essendomi esposto in prima persona in questo progetto, mi attiverò per informare l’Associazione Famiglie Rurali, nostra partner, sulla validità della documentazione da inviare a Roma al compimento dei lavori. La sera, davanti a delle birre fresche, all’Hotel Ihusi, prendiamo con Sara tutti gli accordi possibili con reciproca soddisfazione.
Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)

 






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