Esperienze

18 Giu 2021


Goma: la conclusione dell'opera (V)

Dal diario di viaggio di Renato Da Ros
La mattina dopo, approfittando della giornata bellissima, Jean Marie ci porta in centro Goma a conoscere Jean Claude, un suo caro amico che lavora nel ramo informatico e che si offre di scarrozzarci per la città con il suo piccolo SUV, per darci la possibilità di visitare gli angoli più esclusivi in cui un “muzungu” (“uomo bianco”) difficilmente riesce ad avventurarsi.
Subito ci porta al Monte Ngomo, una collina vulcanica non molto elevata che, in parte, fa da spartiacque tra Goma ed il lago Kivu. In cima si notano enormi tralicci ricoperti da miriadi di antenne, la postazione radio televisiva della città. Nessuno può arrivarci se non dotato di speciale permesso visto il nutrito contingente dell’esercito che controlla la zona, ma il nostro “chaperon” conosce tutto e tutti, fatto sta che arriviamo sulla cima senza problemi, a parte gli sballottamenti della strada tortuosa e piena di indescrivibili buche, e ci aspetta un incredibile panorama mozzafiato. A sud, la placida massa d’acqua del Lago Kivu con le sue grandi isole, boscose e semi inesplorate. Ad est la catena dei vulcani del Ruanda maestosi e silenziosi. Ad ovest le verdi colline che circondano la città e che confinano con la provincia del Sud-Kivu dal sottosuolo carico d’oro e di diamanti e a nord la città di Goma, distesa su una immensa pianura, con il suo grande ospedale accoccolato sotto la collina,  lo Stadio dell’Unità interamente in erba sintetica e la miriade di moto che si incrociano incessantemente tra i quartieri di periferia, agglomerati senza  respiro, nuove bidonville brulicanti di esseri umani variopinti che sembrano tante nere formichine viste da quassù. Tutto questo insieme viene messo in soggezione dalla severità e dall’imponenza del vulcano Nyragongo che si staglia alle spalle dell’agglomerato urbano, ancora vivo e pericoloso. Un ufficiale congolese osserva che siamo i primi bianchi ad entrare nella base, e di questo siamo grati a Jean Claude che, salutato  il graduato, ci fa da guida nella visita del Porto Di Goma , non  tanto dove attraccano i battelli che fanno il tragitto Goma-Bukavu, quanto la zona più defilata dove i pescatori ormeggiano le loro piroghe e le  donne vendono quotidianamente piccoli pesciolini da frittura adagiati su larghi panieri intrecciati, assaliti di continuo da nugoli di tafani neri ed affamati. Rientriamo alla Casa Salesiana giusto per l’ora di pranzo, non senza aver ringraziato il nostro nuovo amico con la promessa di rivederci prima della partenza. A Bosconia, normalmente, il pranzo di mezzogiorno si svolge come in un “self service” visto che i salesiani si avvicinano al pasto nell’arco di due ore, alternandosi a seconda dei loro incarichi giornalieri. Pertanto, il cuoco Justine, prepara le pietanze in grandi contenitori circolari isolanti che permettono ai cibi di essere conservati al caldo per parecchio tempo. La “nourriture” (cibo) come lo chiamano loro, normalmente è composta da riso o pasta con sugo di pomodoro a parte, fagioli, patate e carne di capra o pesce. Immancabile la “manioca”, la polenta congolese, presentata in grosse palle bianche e gommose da cui i commensali attingono con le mani e dividono in pezzettini più piccoli adatti alla masticazione ed al facile ingerimento. La sera invece, il nutrimento principale è la zuppa di verdure, molto gustosa, accompagnata dal resto di quello che è rimasto a mezzogiorno. Le piccole e dolcissime banane sono la frutta che si trova sulla tavola dalla colazione alla cena. Al “repas” (cena) la comunità si ritrova tutta in un momento di piacevole compagnia, con conversazioni varie sul lavoro della giornata e simpatiche battute nei confronti dei più giovani ed allegre risate. Poi, tutti in camera, poiché i confratelli si alzano alle 5,30 per le preghiere ed i canti eseguiti nella loro piccola ed intima chiesetta.
Renato Da Ros,
presidente Amici del Mondo -
Mareno di Piave (Treviso)





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