#PhotAthlon: foto di corsa, ed è subito sfida

Piedi che corrono su strada e si incontrano su WhatsApp. Movimento all’aria aperta e quotidianità condivisa. È lo spirito Fuel to Run: uniti anche a distanza.

In quale zona cromatica siete nel momento in cui state leggendo queste parole? Si può praticare attività sportiva all’aria aperta, con l’attenzione a tutte le prescrizioni sanitarie, utili e necessarie per contenere la diffusione del virus? Sì, ed è consigliato farlo. Poi, si sa, per chi pratica costantemente lo sport, doverlo, da molto tempo ormai, fare da solo e senza la prospettiva di una gara nel fine settimana, fa cadere un po’ la catena. È umano, è inevitabile. Però, a questo punto della storia c’è un però.

Però, la tecnologia, le logiche di distanziamento fisico (distanziamento sociale è un’espressione che, secondo me, appartiene ad altre epoche) alle quali ci siamo abituati, per fortuna non ancora assuefatti, suggeriscono di cercare il modo di condividere emozioni ed azioni anche a distanza e di raccontarle, per vedere se stessi riflessi negli altri. L’essere umano funziona così. Questo vale anche nello sport, soprattutto nello sport amatoriale, cioè tra chi lo sport lo ama. Allora.

La mia squadra di corsa si chiama Fuel To Run, ha base a San Vendemiano, Treviso (Ah, il paese di Ale Del Piero? Lui.) Tra vecchi e nuovi tesserati, siamo circa un centinaio, tra Veneto e Friuli.

Fino a qui i giocatori. Ora le regole.

Scattare una fotografia con lo smartphone ogni 5 chilometri, per raccontare i luoghi dove stiamo correndo. Un’idea piuttosto diffusa, i social guadagnano così. Però, questa volta, dall’altra parte non c’erano anonimi pixel delle vite di altri. C’erano compagni di squadra. E con questa disciplina, che ci siamo divertiti a chiamare #PhotAthlon - Dammi il 5 Fuel To Run, abbiamo trascorso la settimana di Pasqua.

Il campo di gioco era a portata di piedi: le strade lungo cui corriamo abitualmente e che, grazie alla primavera che pulsa, stanno esplodendo di colori e sfumature. Oltre che su asfalto e sterrato, i piedi corrono via WhatsApp, con quella regola semplice semplice: ogni 5 chilometri, di corsa o camminata veloce, raccontare luoghi ed emozioni con una foto. Ed è stata gara vera, anche perché il Joy Club di San Vendemiano, la palestra a cui si appoggia la squadra, ha messo in palio alcuni riconoscimenti, legati al mondo del fitness. Sì, il runner è un tipo strano: fa fatica per guadagnarsi occasioni per fare fatica. Sta a vedere che correre è divertente, oltre che benefico. Non è un caso se, durante chiusure e zone colorate, gli italiani abbiano (ri)scoperto il movimento fisico all’aria aperta. Qual buon vento, è proprio il caso di dirlo. «In questo momento di chiusura, si cerca di tenere unito e saldo il gruppo – riflette Alessandro Rizzi, uno dei soci della palestra – crediamo che continuare a stare all’aria aperta, anche se in forma individuale, consenta di mantenere le persone in salute e sia il punto da cui ripartire per l’indoor, quando si potrà nuovamente».

Nella settimana pasquale, la chat della squadra ha scalpitato con 145 foto inviate che, facendo la moltiplicazione, raccontano 725 chilometri percorsi dai 33 atleti che hanno partecipato. Quindi è stata una prima edizione, ne seguiranno altre. «Quasi dieci anni fa, abbiamo fondato la Fuel to Run sul principio di condivisione e collaborazione, nella possibilità di trovare nuovi stimoli da altri, spesso sconosciuti, compagni di viaggio coi quali nel tempo si costruisce un rapporto che garantisce quel “carburante” infinito per correre, in compagnia – dice Luca Vazzoler, presidente della squadra trevigiana – Da un anno correre insieme è difficile e in alcuni periodi addirittura vietato, ma l’attività può essere svolta comunque e sempre più persone stanno capendo quanto sia importante per la salute. La solitudine, le brutte notizie, i pensieri negativi possono creare una spirale che porta alla sedentarietà isolata. Ecco che la squadra ha un valore ancor più prezioso in queste situazioni, perché anche se non siamo insieme in presenza, lo spirito del gruppo continua ad abbracciarci. La tecnologia fa il resto e via: parte l’idea, si condivide, si corre, ci si rivede. In foto per ora, ma è come se fossimo tutti lì, attorno a quel fuoco che dentro teniamo acceso ancora».

Simone ha inviato addirittura 17 fotografie, i chilometri sono stati tanti in una sola settimana. Doveva superare Loris. I due hanno dato vita ad un testa a testa degno del ciclismo eroico. Infatti, Simone ha affrontato pure la salita di Ca’ del Poggio, mitico muro del Giro d’Italia. Parlando di salite, Elisa ha “scalato” il passo San Boldo, con prole al seguito, in braccio per la precisione. Ciano non ha rinunciato alla camminata veloce tra le colline patrimonio Unesco.  Lo rende sereno, dice. Alice si è data alla foto composizione: l’acronimo del nome della squadra formato dai manicotti e una foto da sola in cui pensa a quando torneremo a correre insieme. Intanto, Rossella ha danzato nel bosco, Diana completava una mezza maratona a Pasquetta, Ornella correva all’alba, Luca incontrava delle scarpe da corsa sospese su un traliccio, Nicola scopriva la sera lungo mare, Romina dava il cinque ad un gatto, Laura, che da qualche settimana ha saputo che diventerà mamma, correva con attenzione, mentre Poz ha realizzato la sua corsa in soglia seguendo il nastro arancione di un cantiere e… e non ci stiamo tutti qui. Tramonti che diventano sere, albe infuocate da cui sboccia il giorno, argini e laghi, crinali innevati, asfalto e zona industriale, La Calpena con le vigne. E via così. La corsa è un gioco individuale. Ma sta a vedere che si può giocare anche distanti, ma uniti.






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